Incontri

di cristinadellamore

Lei ha annunciato di aver bisogno di un caffè, ha messo la freccia ed ha imboccato lo svincolo che porta all’autogrill. In effetti siamo in viaggio da un paio d’ore, siamo circa a metà strada ed una sosta ci sta.

Con destrezza infila la berlinetta tedesca del fratello in un posto miracolosamente all’ombra e spegne l’aria condizionata ed il motore. “Sempre in quest’ordine”, mi ricorda. Certo, in autunno dovrò prendere anche la patente per la macchina, dopo quella per la moto, e memorizzo tutti i trucchi che mi insegna.

Per esempio, mi ha insegnato a guardarmi sempre attorno prima di aprire lo sportello: lo faccio anche stavolta ed è un’ottima idea perché accanto a noi parcheggia proprio in quel momento una macchina piccola e bassa, a due porte, col tetto di tela; lei dice qualcosa che decifro come “una Lotus, accidenti”, e prima che possa scendere dalla Lotus (ho controllato e sono certa che ho capito bene) scende una ragazza.

Un po’ più grande di lei, capelli castani quasi a spazzola, grandi occhiali scuri, camicetta bianca e jeans, si muove come una indossatrice, mi fa un gesto come per chiedermi scusa e si allontana verso l’autogrill: avrà voglia di un caffè anche lei.

La raggiungiamo in coda alla cassa. Un po’ di fila, abbiamo anticipato il rientro di un paio di giorni e molti, sembra, hanno avuto la stessa idea. Si volta e dice qualcosa che non capisco, ma lei risponde a tono. Mi rendo conto che è francese, che assolutamente non parlo e non mi sento di imparare (grazie a lei sto invece perfezionando il mio inglese scolastico).

Da quello che capisco, la turista non parla una parola di italiano ed ha bisogno di aiuto. Davanti ad un caffè e due cappuccini (caffè per lei, cappuccino per la francesina e per me) facciamo in qualche modo amicizia. La conversazione va un po’ per le lunghe perché lei deve tradurre quasi in simultanea, e insomma la nostra nuova amica, che è elegantissima, raffinata e gentile, ci spiega che ha passato due settimane in Calabria, si è trovata benissimo per il mare, anche se non è molto abbronzata, malissimo per il resto, avendo dovuto passare quasi tutto il tempo a scacciare anche fisicamente ogni maschio tra i quindici ed i centocinquant’anni nel raggio di cinque chilometri da lei.

Poi lei dice qualcosa, la francese sorride e risponde, e lei mi traduce sorridendo a sua volta: “E’ etero, ma è in vacanza dai suoi uomini. Ha capito benissimo che stiamo assieme e mi ha chiesto come facciamo ad evitare di essere disturbate”.

Dille che scegliamo con cura i luoghi da frequentare, rispondo, e ringraziala per il complimento. Vorrei aggiungere di dirle che è molto carina ma preferisco evitare: cioè, non è bello chiedere alla compagna di fare un complimento ad una estranea, non vi pare?

Scambiati i numeri di telefono e le strette di mano ripartiamo. Lei, una volta lanciata l’auto e inserita la quinta, mi appoggia possessiva una mano sul ginocchio prima di dirmi: “Sai, gliel’ho detto che la trovavi bella. Come pensi di farti perdonare stasera”?

E’ vero, anche solo pensarlo è sbagliato, quando appartengo alla donna più bella del mondo (e lei appartiene a me, quindi siamo pari).

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