Illuminazione

di cristinadellamore

In questa grande cucina, così diversa dal piccolo spazio della nostra casa in città,  il punto luce principale è una sospensione con una lampada al neon circolare, che fa una bella luce bianca.

L’altra sera c’è stato un ronzio, un sibilo, e la luce si è spenta: morta, kaputt.

Io sono rimasta immobile, congelata: il buio mi fa questo effetto, se non sono tra le sue braccia, e sì che ci si vedeva ancora; lei sa tutto di me ed ha preso l’iniziativa, ha scalciato via i sandaletti e si è arrampicata sul tavolo di quercia. Vederla dal basso, con la gonna corta di tela jeans, mi ha stretto il cuore, ma solo per la preoccupazione: e se fosse caduta?

Con mosse sicure, lei ha smontato il portalampada, ha recuperato il tubo circolare e mi ha indicato un punto preciso, leggermente brunito.

“Guarda, è bruciato il portastarter”.

E’ scesa agilmente dal tavolo ed è finta tra le mie braccia. Mi ha baciata delicatamente e tenendomi stretta mi ha tranquillizzata: “Accendiamo la luce sul lavandino e quella sui fornelli, è anche più intimo. E domani questa la aggiustiamo, non ti preoccupare”.

Dopo, mi ha raccontato un altro pezzettino del suo passato, una microstoria, mentre ero devotamente inginocchiata tra le sue gambe, nel letto fresco della nostra stanza.

“Lo aveva scelto mamma, quel lampadario, lo avevano comprato quando si erano trasferiti a Torino per il lavoro di papà. Poi è nato mio fratello e sono tornati a Roma, e l’arredamento lo hanno portato qui. E adesso vieni, fammi sentire il mio sapore sulle tue labbra, sono stanca di parlare”.

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