Scene da un matrimonio

di cristinadellamore

E’ tornato il sole, e oggi, sotto le nostre finestre, mezzo paese è in festa: c’è un matrimonio.

Cer ne siamo accorte ieri sera: l’ingresso della chiesa era già decorato con palloncini bianchi e rosa a forma di cuore, e stamattina c’erano i manifesti addirittura, fogli A4 con la foto a colori della coppia.

“Non li conosco, ma conosco il fratello di lei, faceva parte della mia banda di teppistelli e una volta mi ha baciata – peccato che non si lavasse i denti da qualche mese e seguisse una rigida dieta a base di formaggio stagionato”. Lei ha parlato con un filo di voce, proprio alle mie spalle, vicina quanto può essere senza toccarmi. Non so se crederle, la cosa del bacio ha improvvisamente acceso la mia gelosia, quella della dieta mi ha fatto ridere.

Assistiamo all’arrivo in chiesa: abiti forse eccessivi per una mattina di agosto, ma le ragazze (e anche le donne fino alla quarantina) sono in genere carine se non addirittura belle. Davvero, funziona bene l’alambicco cromosomico, in questi piccoli centri.

Arriva lo sposo, un po’ sovrappeso, insaccato in un completo nero tagliato un po’ strano. A una seconda occhiata mi rendo conto che è la giacca a colpirmi, una specie di marsina lunga e aderente. Però ha una faccia simpatica, anche se l’espressione è un po’ tesa.

“Quanto si farà aspettare la sposa?”, si chiede lei. Incredibilmente poco, il parroco deve aver posto dei rigidi limiti. Ovviamente in bianco, un abito stretto in vita che si allarga poi nella gonna. Senza maniche, il corpetto solleva un seno di tutto rispetto.

“Sai, assomiglia un po’ a mia madre, bruna com’è: anche il fratello me lo ricordo scurissimo di capelli, occhi e carnagione. Adesso guardalo”. Guardo il mio rivale: tutti i capelli prematuramente bianchi, poco più alto della sorella, sembra il padre.

“Il padre è morto giovanissimo, qualche anno fa, faceva il muratore ed è caduto da un’impalcatura. Era una bravissima persona”.

Gli sposi spariscono all’interno della chiesa. Ed io mi chiedo se avremo anche noi una giornata così.

Lei, come sempre, mi legge nel pensiero e prima che possa diventare triste mi abbraccia, mi stringe forte e mi infila la lingua in bocca. Oggi saltiamo il pranzo.

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