In viaggio con il nerd

di cristinadellamore

Quasi fuori tempo massimo, ad un passo dalla meta delle ferie, un qualche cumenda brianzolo si è ricordato di quella brunetta con le tette grosse e la calata romanesca ed ha deciso che sì, vuole uno dei nostri prodotti. Anzi, ne vuole uno su misura: mezz’ora di trattativa al telefono, e stamattina sveglia presto, vestito comodo e biglietto dell’alta velocità a portata di mano, in realtà sul telefonino.

Con me viaggia uno dei nerd della produzione, coinvolto per quanto di specifica competenza. Arriva affannato un attimo prima che il treno parta, e sì che, non appena si siede, mi rendo conto che per risparmiare tempo stamattina non ha nemmeno fatto la doccia, e magari quella maglietta avrebbe anche potuto cambiarla. Però è simpatico, dietro gli occhiali spessi brillano due occhi intelligenti e non accende subito il sottilissimo portatile con la mela masticata: meno sociopatico della media sembra disposto a fare conversazione.

E incredibilmente non parla di computer, applicazioni e programmi: legge libri, ha una ragazza e sembra anche capace di cucinare. Poco prima di arrivare sparisce in bagno e ricompare con giacca, camicia e cravatta, spiegandomi che non poteva sfigurare troppo accanto a me. Sta incredibilmente bene e non si sente più l’odore del sudore, complimenti.

Per raggiungere la nostra destinazione, un’ora di tassì: speriamo ce lo rimborsino, per adesso facciamo a metà, nel senso che pago io con la carta ed al ritorno pagherà lui. E’ un posto spaventoso, caldissimo, piatto come una mano, costellato di villette e piccoli capannoni senza un ordine particolare, per fortuna dentro c’è l’aria condizionata ed anche una macchinetta per il caffè di buona qualità.

Non ricordo affatto questo direttore generale alto, magro, brizzolato, che ci riceve schierando tutta la prima linea dei suoi collaboratori: capo delle Risorse Umane, capo della Produzione, capo della Logistica e dei Servizi di Supporto, tutti rigorosamente maschi sulla quarantina.

In realtà, più che sorridere e mostrare le tette io ho poco da fare: il lavoro è tutto per il mio partner che ascolta e prende appunti sul telefonino; insomma, a parte che io non ho ancora capito cosa facciano questi signori, mi sfugge anche di cosa abbiano bisogno, e perché deve proprio essere taylor made, come lo chiamano da noi in direzione.

Riesco a non guardare l’orologio – è una cosa da non fare mai, dà l’impressione di essere distratti e poco professionali – e ad un certo punto i nostri interlocutori scattano in piedi; cioè, ancora non abbiamo finito, non mi sembra il momento dei saluti, comunque li imitiamo e facciamo bene, alle nostre spalle è entrato l’amministratore delegato, che poi è una bella signora sulla quarantina, e chissà perché poi lo declinano al maschile.

C’è una certa improvvisa tensione nell’aria, tipo un improvviso corto circuito, e la cosa riguarda il nerd che comincia a balbettare, perde il filo e lo ritrova a fatica; comunque pare che quello che vogliono si può fare; e finalmente lo ho capito, gli serve seguire ogni pezzo che producono anche dopo la vendita e chissà perché, comunque loro ci piazzano un chip, basterà tracciarlo.

Tocco finalmente terra, passiamo alla trattativa sul prezzo, si parla di un tot per ogni ora di lavoro, abbiamo un tariffario che però non prevede la presenza sul posto. Con la coda dell’occhio guardo il mio collega e mi rendo conto che qui ci verrebbe a stare anche a sue spese. E la ragazza, la lascerebbe a casa per i fine settimana?

E’ una domanda che gli pongo quando siamo di nuovo in treno, ho mandato un messaggio a lei che mi aspetta ed ha preparato già cena e dopocena ma sarà una sorpresa e ci siamo cambiati i vestiti zuppi di sudore – ed io, maledizione, ho scordato di portarmi il cambio di biancheria, e sotto la gonna di tela e la maglietta di cotone ho deciso di farne a meno.

Lui ci pensa un po’ su, poi mi risponde che non ama le complicazioni, magari si trasferisce definitivamente da queste parti.

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