Riscoperte

di cristinadellamore

Lei è arrivata di corsa quando ha sentito la chiave nella toppa, il rumore della serratura e quello della porta che sbatteva. E’ un po’ affannata, il suo nuovo taglio corto leggermente in disordine e la canotta bianca che le arriva quasi alle ginocchia ed è l’unica cosa che indossa è stazzonata ed umida di sudore. Perché non si è rifugiata in camera da letto con un libro ed il condizionatore?

Sorride e sembra ancora più giovane e bella, mi bacia e mi abbraccia incurante del sudore che intride il mio vestito leggero e per fortuna ampio e morbido, e mi trascina fin nell’ultima stanza, lì dove c’è ancora l’armadio con un bel po’ dei vestiti dei suoi genitori.

“Stavo raccogliendo qualcosa da portare sulla Tiburtina e ho trovato questi”, mi dice. Impeccabilmente stirati, appesi a due stampelle dall’aspetto importante: sono pantaloni, d’accordo. Ne abbiamo tantissimi, cosa hanno di speciale?

“Erano di papà, gabardine di cotone, più leggeri dei jeans. Dai, provati questi”.

E sia, anche se prima vorrei fare una doccia: via il vestito, via i sandaletti ed il marmo è gradevolmente fresco sotto i miei piedini. Infilo i pantaloni, color cachi, senza pinces, dritti e comodi sulle gambe hanno anche due tascone applicate sulle cosce. Leggerissimi e freschi, mi stanno un po’ larghi e sono lunghi.

“No, non sono lunghi, rimetti le scarpe”.

Come sempre ha ragione, arrampicata sui tacchi dodici mi sento molto meglio, e da come mi guarda capisco che devo togliere il reggiseno: non solo perché lo desidera lei, sono io che voglio farlo. Però mi cadono un po’, suo padre era decisamente più robusto. Un uomo di panza, insomma.

“Prova con questa”. Che poi è un’alta cintura di pelle, la stringo fino al penultimo buco. “Papà la metteva all’ultimo”. Ritiro quello che ho detto, la mia pancetta rotonda deve scomparire, stasera niente vino, decido in un lampo.

“Io provo questi, come mi stanno?”, mi chiede, e praticamente salta dentro un paio di pantaloni quasi bianchi, un po’ scampanati: in un lampo, ho la visione del suo pube liscio e lucente, troppo in fretta nascosto dal tessuto. Si volta per farsi ammirare e con lo stesso movimento fa volare via la canotta. Anche a lei vanno un po’ larghi, ma io non ho occhi che per i suoi capezzoli dritti che sono puntati sul mio cuore.

“C’è un’altra cintura, anche per questi. Ma ci sono altri usi che possiamo farne, e migliori”. La lascia pendere tra le dita e mi si secca la bocca. Presto, per favore.

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