L’attenzione

di cristinadellamore

Mi sono messa io alla guida, al ritorno dalla spiaggia: lei mi aveva fatto un piccolo cenno col capo, si sentiva un po’ stanca e stordita per il sole ed il venticello frizzante, io avevo già guidato all’andata, ma non c’era problema.


Mi sono seduta davanti e con un gesto un po’ arrogante prima ho scalciato via il cavalletto laterale poi ho inclinato leggermente la moto per aiutarla a montare sul sellino alle mie spalle; ho atteso la stretta delle sue mani attorno ai miei fianchi, ho controllato gli specchietti e mi sono avviata quasi a passo d’uomo lungo la litoranea ingombra di auto e moto in sosta, di pedoni che attraversavano senza neanche guardare, di ciclisti in gruppi compatti.
Molto lentamente ho imboccato la provinciale e mi sono accodata ad una utilitaria che marciava in mezzo alla strada. Niente spazio per un sorpasso senza invadere l’altra corsia ma qui c’è il limite di settanta e preferisco rispettarlo.
Sono la sola. Lo strombettio di un clacson, il ronzio rimbombante di un motore piccolo sfruttato al massimo e ci affianca uno scooter a ruote alte con due ragazzi in maglietta, short e infradito. Li sento urlare qualcosa, molto probabilmente uno sgradevole e sgradito apprezzamento, poi ci sorpassano e schizzano via invadendo l’altra corsia.
Lei mi stringe appena più forte come per dirmi brava, non ti preoccupare, ed il lungo rettilineo è finito, ecco la rotatoria, adesso comincia la parte più sinuosa ed il limite di velocità scende a cinquanta.
Marcia più bassa e filo di gas e soprattutto occhi aperti: ci sono moltissimi incroci e due o tre curve davvero brutte, meglio restare a distanza di sicurezza dall’utilitaria che ancora ci precede e scalo un’altra marcia.
Siamo alla esse, una curva a destra in discesa ed una a sinistra in salita: all’andata le ho percorse senza scalare, sfiorando appena i freni, ma adesso sento che è più giusto usare di nuovo il cambio; la moto tiene perfettamente la traiettoria che disegno piegandola al tempo giusto.

L’utilitaria davanti a noi rallenta di colpo e accende le quattro frecce e meno male ho lasciato tutto lo spazio necessario. Alla nostra destra, uno scooter su un fianco, un tratto di guard-rail semidivelto, un ragazzo in piedi nella cunetta che barcolla e si tiene un braccio ed un altro sdraiato a pancia in giù dove finisce l’asfalto.

“Non fermarti”, mi dice lei, “non possiamo fare niente qui”.

No, non obbedisco, rallento fino a quasi fermarmi e ribatto in qualche modo che possiamo almeno chiamare i soccorsi.

“Guarda davanti, stanno chiamando da quella macchina. Togliamoci di qui prima che qualcuno esca male da quella curva e ci venga addosso”.

Questa volta obbedisco, e mi dico che quei due avrebbero dovuto fare più attenzione.

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