Scelte difficili

di cristinadellamore

Stamattina sveglia un po’ prima, doccia da sola mentre lei ancora dorme, caffè bevuto in fretta ed un bacio a labbra strette deposto sulle sue mentre ancora dorme; ho un treno da prendere, un appuntamento di lavoro in un angolo sperduto della regione, proprio oggi che era il suo turno e che abbiamo spostato a domani.

Caldo significa tailleur di lino, camicetta senza maniche e open toes, e niente trucco per non rischiare disastri con il sudore.

C’è una cosa positiva: non devo cambiare metro e il primo viaggio dura più o meno la metà.

Poi però c’è il secondo tratto, e il treno regionale, fortunatamente vuoto, che punta verso il basso Lazio: appuntamento a Latina, e meno male perché in realtà il cliente ha un’azienda agricola da qualche parte nella vecchia area di bonifica, ma ci vediamo nel capoluogo; così scopro che dalla stazione alla città c’è un bel pezzo di strada, neanche fosse un aeroporto.

E’ addirittura più caldo che a Roma, siamo nello studio di un commercialista senza aria condizionata ed io snocciolo la mia lezioncina augurandomi di sbrigarmi, visto che ho un altro impegno, strettamente personale. Ma le cose vanno per le lunghe, il gestionale per le paghe va bene, quello per il magazzino no, e mi chiedo cos’altro gli possa servire. E no, purtroppo qualcosa che faccia crescere più in fretta i kiwi non ce l’abbiamo, però la gestione delle serre – riscaldamento, innaffiatura e simili – i nerd della produzione probabilmente possono metterla assieme, perché no, magari la prossima volta vengo qui con uno di loro. E no, grazie, non credo che mi servirebbe vedere come si raccolgono le zucchine, ma se proprio insiste posso visitare il magazzino, se non è troppo lontano.

Che poi è lontano, mi accompagnano in macchina e per fortuna c’è un bel piazzale in cemento sul quale posso saldamente piantare i tacchi e ovviamente il magazzino è vuoto, che sorpresa, frutta e verdura sono merce deperibile, o almeno credo, ecco perché non hanno bisogno di un programma generico. E mi spiegano che hanno appena spedito un carico e stanno raccogliendo le ultime fragole, poi magari le assaggiamo, e non mi sento proprio a mio agio, a dir la verità.

Finalmente usciamo e mi accompagnano nella palazzina dell’amministrazione: dalla finestra serre a perdita d’occhio, sotto il sole, nelle quali vedo figurine che si muovono piegate in due, deve essere molto faticoso. Fa anche caldo, c’è un gran sole e neanche un filo di vento, qui per fortuna c’è l’aria condizionata.

Vorrei chiudere almeno la vendita del gestionale, il cliente ed il suo commercialista vorrebbero aspettare e comunque tirano sul prezzo. Giocando fuori casa non mi sento di fare la solita manfrina che espone un po’ di curve, resto professionale e chiedo di vedere come gira il programma che usano loro e scopro che in realtà non ne hanno uno, danno tutto in outsourcing e hanno scoperto che forse costa meno riportare in casa la lavorazione. Insomma, dobbiamo abbassare il prezzo.

Limo, tratto e quando chiudiamo mi accorgo che sono passate tre ore, ho fame e sete, ma soprattutto voglio sentire lei come sta. Chiedo scusa, mando un messaggio e quando ho la risposta mi passa tutto. Lei sta bene e non vede l’ora che ritorni a casa.

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