Solitudine

di cristinadellamore

Lei è partita stamattina presto, ha viaggiato sul Frecciarossa ed ha lavorato tutto il giorno. Adesso è in albergo a duecento chilometri da qui e domani sarà ancora impegnata fino alle quattro, più o meno, poi prenderà di nuovo il treno e finalmente tornerà da me.

Ci siamo salutate in video sul social network ma io ho tagliato corto per evitare di chiederle di spogliarsi per me. Sono rimasta sola con il desiderio che mi pesava nella pancia.

Mi sono spogliata con la vaga idea di fare una doccia fredda ma poi mi sono trovata, senza sapere come, a frugare nel cassetto dei nostri giocattoli: cercavo qualcosa per passare mezz’ora prima di prendere sonno senza sentire il suo corpo accanto al mio.

In fondo, seminascosto, ho intravisto qualcosa di diverso e che non conoscevo. Rosa, tiepido e confortevole a tenerlo in mano, il rabbit che lei usava quando era una single in carriera.

Ne avevamo parlato, di usarlo assieme, ma non lo avevamo mai fatto; ecco l’occasione di fare una prova.

Prima però bisognava che le batterie fossero ancora cariche. Ho appena sfiorato l’interruttore ed il giocattolo ha preso vita e mi e’ quasi sfuggito dalle mani. Bene, mi sono detta, batterie di prima qualità o forse le ha cambiate di recente.

Dove mi metto, mi sono chiesta; a letto no, troppi ricordi, sentirei la sua mancanza, sulla poltrona neanche, fa caldo e poi potrei macchiare la venerabile pelle rossiccia che trattiamo con la massima cura. Però voglio potermi guardare.

Ecco, mi appoggio al muro in un angolo del soggiorno – studio, davanti all’antica specchiera nella quale mi inquadro dalla testa all’inguine, cercando di non fare caso al piano di marmo su cui sono poggiate le nostre foto e di non pensare che nel cassetto sono custoditi i nostri documenti, che alle gambe elegantemente curve ed intagliate a volte lei mi ha legata per i nostri giochi.

Avvio di nuovo il giocattolo impugnandolo saldamente e lo appoggio sulle grandi labbra. Lo giro un po’ per centrare gli altri bersagli, una piccola punta mi sfiora l’ano, l’altra il clitoride. E allora avanti, con gesto deciso lo infilo dentro ed aumento la velocità.

Il tempo di tirare due respiri e le gambe mi si piegano, per fortuna ho le spalle al muro e resto in piedi, senza, o meglio contro la mia volontà spalanco la bocca dalla quale esce un lamento che non riconosco prima, un grido poi. E’ già finita.

Con la testa che mi gira mi lascio scivolare sul pavimento, ancora con il vibratore ficcato dentro che ormai non riesco più a tenere in mano e che con i suoi stessi movimenti si sfila: anzi, non del tutto, resta dentro l’ano e continua a stimolarmi gentilmente ma sono così sensibile da sentir dolore, adesso.

Tenendomi appoggiata al muro mi rialzo come posso, prima in ginocchio, poi in piedi; la testa non mi gira più, mi guardo e vedo che ho gli occhi pesti, non pensavo a niente del genere, le orecchie mi ronzano ancora, tutti i muscoli del mio corpo mi sembrano di cotone, ho nelle narici tutti i miei odori che mi sembrano amplificati.

Mi trascino verso la stanza da letto, rinviando la doccia a domani mattina e sul comodino il mio telefono lampeggia annunciandomi un messaggio.

Lei mi augura di nuovo la buonanotte e mi chiede cosa ho combinato perché all’improvviso mi ha sentito vicinissima. Le risponderò domani.

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