Violazioni (ovvero quasi Duel)

di cristinadellamore

“Oggi fa troppo caldo”.

Lei ha deciso di violare una delle sue stesse regole, quella che prevede che quando si va in moto braccia e gambe devono essere ben protette. Quindi niente giubbotti, e via anche i pantaloni lunghi con le imbottiture sulle ginocchia. Per andare a mare, sotto un sole che brucia e con l’umidità a livelli parossistici, canotta, shorts e scarpe da ginnastica, e lei ha messo un paio di venerabili converse rosse che mi fanno venire voglia di togliergliele per leccarle devotamente i piedini.

“Guido io all’andata, ma al ritorno ci penserai tu. Sono stanca e credo che berrò un paio di birre, sulla spiaggia”.

Certo, e sarò lieta di andare a prenderle per lei. So cosa le piace, e so che adora il pareo col quale mi copro sommariamente dalle tette alla fica per andare al bar, e poi la bacerò e sentirò il gusto amarognolo della Ceres dalle sue labbra.

Ovviamente ai caschi non possiamo rinunciare, ma dopo cinque minuti, compresa una sosta al semaforo rosso, diventano bollenti, e anche il vento è rovente, a settanta all’ora sulla regionale verso il mare.

Lei muove la testa da destra a sinistra, è il messaggio per dire tieniti forte, poi scala una marcia e accelera, e comincia anche ad ondeggiare a destra e sinistra lungo la corsia. Ci deve essere qualcosa che non va.

Capisco di cosa si tratta quando sopra il rombo del boxer raffreddato ad aria sento il frastuono bitonale di una tromba a compressione: abbiamo alle spalle un camion il cui autista vuole esprime apprezzamento per quello che vede.

Lei non può parlarmi, ma sono sicuro che gli sta augurando qualche brutta malattia a trasmissione sessuale; sopra la sua spalla vedo la strada piena di buche e di rappezzi che lei schiva con abilità e grazia, ed il quadro della moto: non stiamo proprio rispettando i limiti, siamo ben oltre i cento all’ora. Certo, questa moto può dare anche di più, e lei può controllarla senza problemi, ma so che adesso ci sono delle brutte curve in sequenza e poi lo svincolo.

E improvvisamente lei rallenta, e con la coda dell’occhio più che vedere intuisco un’enorme ombra bianca che ci sfila accanto, anche troppo vicino: il camion ci ha superate, ci dedica un’ultimo squillo di tromba e prosegue, lei infila lo svincolo, sento che scala le marce e ci fermiamo all’ombra, lei mette un piede a terra e sento che si rilassa.

Mi scappa una risatina: dall’altra parte della carreggiata, la ragazza bionda che aspetta i clienti ci grida contro. E’ più vestita di noi, ha paura della concorrenza; lei dà gas e ripartiamo, molto lentamente. E mi assicurerò che ne beva almeno tre, di birre: se le merita.

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