Contro la guerra

di cristinadellamore

Era un film che a lei piaceva tantissimo.

“Dipende da papà, credo: era un ragazzo quando uscì, e poi me lo fece vedere non appena possibile, mi pare su una cassetta un po’ sbiadita”.

Era un film di guerra, quindi ci siamo preparate con cura; lei ha indossato pantaloni combat grigioverdi e stivaletti, per me una maglietta verde oliva, lunga e larga, stretta attorno alla vita da una cintura di canapa con il fregio delle Forze Armate.

Sul tavolino, cracker ricoperti da uno strato di ciauscolo, che può assomigliare alla carne in scatole delle razioni K. E c’è anche una bottiglia di bourbon, che a lei non è mai piaciuto, cosa non si fa per la precisione calligrafica.

Si comincia, e la prima inquadratura è per un’impiccagione: decisamente crudo. Poi un gruppo di soldati condannati per crimini gravi, un bel campionario lombrosiano, dal maniaco religioso e razzista al piccolo bullo con agganci nel crimine italoamericano, al gigante analfabeta. Cose che capitano con la leva obbligatoria durante la guerra, certo che chi è abituato agli eroi giovani e belli dei più classici film americani deve essere stato un bel colpo.

Fuori dal vecchio carcere, addestramento accelerato: devono essere pronti per il D-day, quindi esercizio fisico e combattimenti corpo a corpo; certo, se devono andare all’assalto sulle spiagge della Normandia magari non serve a molto.

Spirito di corpo: per qualche ragione decidono di non lavarsi più, figuriamoci il cattivo odore, è maggio, magari in Inghilterra non fa tutto quel caldo, ma insomma.  Lei mi prende una mano e me la stringe forte; capisco il perché, siamo alla fine del corso, in genere si consegnano stellette e mostrine, e qui invece no: il premio per i futuri eroi è, indovinate un po’, un gruppo di donne. Probabilmente a doverlo rifare oggi, questo film, la scena sarebbe tagliata.

Grandi manovre: si comincia a capire cosa dovranno fare, si infiltrano tra i soldati del partito nemico, non rispettano le regole ma raggiungono l’obbiettivo.

Dopo tanta attesa, la vera e propria battaglia non dura più di un quarto d’ora, inframmezzata da interludi: scena, un castello rinascimentale in Francia; la tensione si scioglie in raffiche di mitra, scoppi e fiammate, ed ovviamente un bel po’ di gente muore.

La battuta finale (“Uccidere generali potrebbe diventare un lavoro”) non riesce a farmi sorridere più che tanto: mi ricorda che il nemico marcia sempre alla tua testa.

Lei spegne tutto, si stiracchia e mi guarda come se mi vedesse per la prima volta, stasera.

“Così sei la più bella recluta dei corpi speciali che abbia mai visto”, dice; e lei è il nemico al quale non vedo l’ora di arrendermi.

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