Pesce a mandorla

di cristinadellamore

Ho aspettato il tramonto, nella speranza di un filo di vento, poi mi sono fatta coraggio ed ho abbandonato lei, la protezione delle sue braccia e del condizionatore che ha marciato a palla per tutta la giornata.

Sono cinque minuti a piedi, due strade più in giù, qualche volta ci siamo andate e ci siamo divertite ad afferrare i piattini sul kaiten, ma oggi non se ne parla. Maglietta ampia, gonnellina di tela e sandaletti, e chi se ne frega se i tacchi si infilano nell’asfalto reso morbido dal sole, allungo il passo ignorando le ondate bollenti che si sprigionano dalle pareti dei palazzi e raggiungo il locale che offre sushi a prezzi da capogiro ma con freschezza garantita.

E infatti ci vogliono quaranta euro per due porzioni da asporto, e per fortuna che abbiamo la tessera fedeltà e mi hanno fatto addirittura lo sconto. La cassiera, che a dimostrazione della denominazione di origine esibisce due occhi obliqui che brillano in una faccia piatta ingentilita dalle labbra tumide e perfettamente truccate, mi sorride e mi avverte in ottimo italiano che la prossima volta mangiamo gratis, abbiamo raggiunto il massimo dei punti, e mi chiede se non vogliamo anche una birra gelata.

No, grazie, lei ha scelto il vino, un bianco laziale sorprendente che ho già assaggiato, moscato e sauvignon, profumato ed aromatico, e faccio quasi di corsa la strada al ritorno.

Apro la porta di casa e non la trovo ad attendermi. Sento però la sua voce che mi chiama dalla stanza da letto: lei mi aspetta lì e si è messa in libertà.

“Ti faccio da vassoio, poi tu lo farai a me”, sorride aprendo un po’ più le gambe.

Mai stato così buono, il sushi.

Annunci