Citius, Altius, Fortius

di cristinadellamore

Solstizio d’estate ma stamattina c’è un’aria leggera con una luce limpida. Ci siamo buttate giù dal letto e siamo andate a correre, con lei a fare l’andatura con la sua falcata da gazzella, io a seguirla col mio passo un po’ più pesante.

Non sento mai la fatica perché mi perdo ad ammirarla da dietro: le spalle dritte, i fianchi sottili, le natiche rotonde e sode appena nascoste dai calzoncini aderenti, le lunghe cosce snelle ed i polpacci ben modellati che terminano nelle caviglie che posso circondare con pollice e medio.

E’ in stato di grazia e mi sembra tenga un passo più veloce, mi pare che sia passato solo un istante quando mi fa segno di superarla e di dare il ritmo per il ritorno. Lo faccio con un piccolo rimpianto: per la prossima mezz’ora non vedrò la corta codina scura ondeggiare al ritmo della falcata e non sentirò il suo odore nell’aria che attraverso un istante dopo di lei; posso solo immaginarla, e faccio prendere forma ai suoi seni alti dai lunghi capezzoli duri che amo mordicchiare ed al suo ventre liscio sul quale adoro posare il capo per sentirne il calore ed il profumo. Forse per questo sento le gambe pesanti, ogni tanto barcollo e nell’ultimo tratto il fiato comincia a mancarmi, e si che ho dieci anni meno di lei.

Conosco a memoria il percorso e so che siamo agli ultimi duecento metri, e lei mi affianca.

“Insieme come sempre”, mi dice, e anche lei ha il fiatone, anche lei sembra non farcela più. ” Ma cosa hai oggi? Stai tirando come un treno”.

Mi mostra l’orologio e mi accorgo che siamo in anticipo di cinque minuti.

Mi sono meritata un meraviglioso premio, sotto la doccia.

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