Batte forte sempre

di cristinadellamore

Insomma, una cosa stranissima. Stiamo facendo analisi, verifiche e controlli, passiamo ogni istante libero del nostro tempo in mano a medici di ogni tipo, poi arriva la visita di controllo fissata dall’azienda e la dottoressa – una brunetta piena di pepe, con grosse tette e capelli a caschetto – mi dice che c’è una aritmia, e che mi devo far vedere, e anche presto.

Il medico di base, interpellato lo stesso pomeriggio, dopo avermi gelato le tette con la testa del fonendoscopio, conferma. E quindi lei chiama lo specialista che aveva in cura il padre, fissa un appuntamento al volo e mi accompagna. E’ più preoccupata di me.

Questo cardiologo non mi ispira particolare fiducia, abbronzatissimo, colletto della camicia slacciato a mostrare catenine di vario genere, gli occhi troppo azzurri e freddi che mi scrutano mentre tolgo giubbotto di pelle, camicetta e reggiseno. Almeno il suo fonendoscopio è di ultima generazione, o così credo, perché non è gelato. Lei è seduta in un angolo dello studio e, con la coda dell’occhio, vedo che è terrea.

Il cardiologo scuote la testa e passa appresso: strane morse a polsi e caviglie, elettrodi a pressione sul petto che pizzicano e tirano la pelle, abituata a ben altri contatti e sfioramenti. Un paio di minuti che durano una eternità, e intanto, in sottofondo, il ronzio degli aghi sulla carta millimetrata.

Il cardiologo non sembra convinto; mi prega di girarmi su un fianco e mi sparge sul seno un liquido un po’ untuoso: da dove, lei mi sta proprio di fronte, si accorge che la guardo e si sforza di sorridermi. Io invece sobbalzo: il medico mi ha schiacciato sulla carne che lei ama tanto baciare qualcosa che sembra la pistola che si usava per leggere i codici a barre, ma più piccola.

Fa un po’ male, mentre la sposta forse per cercare il punto più vicino al cuore. Alle mie spalle so che c’è uno schermo, ma non posso vederlo, sono stata invitata a restare ferma. Poi fa qualcosa e nello studio si sente un tump – tump ritmato, con un fruscio di sottofondo come una telefonata via skype.

Chiedo se è il mio battito, e mi viene risposto di sì. Fa ancora male ma stavolta sono io sorridere a lei: è per lei che il mio cuore batte, a lei è dedicato questo improvvisato concertino.

Alla fine, sorridiamo in tre: è sono una “extrasistole innocente”, dice il dottore, va tutto bene, ed andrà sempre meglio, perché lei ha potuto sentire direttamente dal mio cuoricino quanto la amo.

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