Lavorare stanca

di cristinadellamore

Da un po’ di tempo, quando esco per andare in ufficio mi sembra di essere pronta per il giro del mondo in ottanta giorni. Mi spiego: borsa a tracolla per il portatile, valigetta per documenti, e naturalmente la borsetta che, come per ogni donna che si rispetti, è pesantissima ed incasinata.

Sì, l’azienda mi ha fornito una via di mezzo tra il tablet ed il telefono, e me la trascino disciplinatamente dietro anche perché pesa pochissimo; però per certe cose mi serve un computer un po’ più grosso. Insomma, le sequenze con i pesi, in palestra, mi tornano utili.

Anche lei viaggia pesante, ma almeno si sposta con la moto e ormai non può più accompagnarmi: lo studio è da tutt’altra parte, gli orari sono diversi, e se ne rammarica.

“E’ sempre una questione di potere”, mi ha detto una sera dopo avermi aperto la porta, abbracciata e baciata e infine liberata dal carico. Io sapevo che era pronta la vasca, piena di acqua calda e profumata, nella quale mi sarei immersa di lì a poco e mi sentivo già meglio.

“Non credo che i tuoi colleghi uomini siano costretti a portarsi appresso tutta questa zavorra”, ha continuato aiutandomi a sfilare la giacca del tailleur mentre io mi liberavo della gonna e scendevo dalle mie adorate decolté. Avrei dovuto lucidarle: ero stata costretta ad affrontare un polveroso sentiero che dalla strada dove mi aveva lasciata il tassì conduceva al capannone dove avevo chiuso il contratto. E no, siamo quattro commerciali, ed i due maschi in effetti viaggiano molto più leggeri, e mi sono sempre chiesta come mai.

“Sono certa che la parte amministrativa non la seguono, c’è qualche donna che lavora per loro, quindi meno carte, e neanche il pc”. E intanto mi slacciava il reggiseno e si chinava per sfilarmi le mutandine, e io restavo in attesa del passo successivo che lei adora fare, sfilarmi delicatamente le autoreggenti.

“Dovresti pretendere anche tu questo tipo di assistenza”. Mi sono infilata nella vasca trovando l’acqua all’esatta temperatura che mi serviva per sciogliere i muscoli, lei si è allontanata per appendere l’abito ed io mi sono chiesta se davvero mi avrebbero accontentata se avessi preteso, sia pure con l’opportuna diplomazia, l’assistenza di una segretaria, magari non a tempo pieno.

“So cosa stai pensando, che così anche tu sfrutteresti il lavoro altrui”. Lei aveva trovato il tempo di togliersi la maglietta e la breve gonna di jeans per raggiungermi nella vasca e massaggiarmi delicatamente la schiena. Non appena ho sentito il tocco sapiente delle sue dita ho smesso di pensare al lavoro, alla fatica ed alla mia condizione di donna lavoratrice in un ambiente maschile. E anche lei.

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