Soddisfazioni

di cristinadellamore

“Ho voglia di un paio di scarpe”.

Lei ha detto bene: voglia, non bisogno, visto che ci sono due scarpiere in casa, una per me e una per lei, e sono piene, dovremo comprarne un’altra, o meglio altre due ma prima bisognerà decidere dove metterle.

Ovviamente la accompagno. Non abbiamo voglia di arrivare fino in centro, ci sono due o tre bei negozi qui vicino, sul viale dello shopping un po’ in declino dopo l’apertura di un gigantesco centro commerciale, e dopo aver curiosato e studiato attentamente le vetrine decidiamo di entrare in quello d’angolo, dove possiamo trovare di tutto, dal sandaletto da cinquanta euro al capolavoro da mille.

Nonostante un ventaccio fastidioso oggi fa caldo, e lei ha coraggiosamente rinunciato alle calze, sotto la gonna stretta che le arriva al ginocchio e nasconde malamente le sue grazie. La giovane commessa bruna, capelli alla paggio e piercing sul labbro, ascolta, annuisce e scatta: lo so, lei fa sempre quest’effetto, ma io comincio a sentire i primi colpetti della gelosia.

Lei si accomoda sul divano, si tira giù inutilmente la gonna e mi sorride per invitarmi a sederle accanto; no, preferisco restare in piedi, da qui ho un meraviglioso spettacolo della sua scollatura, e poi tra poco ci sarà un’altra in ginocchio davanti a lei, lo fa per lavoro ma mi disturba un po’ lo stesso.

La commessa torna camminando di traverso, perché la pila di scatole che regge le impedisce di vedere: sarà una cosa lunga. Io so che oltre alle calze ha rinunciato anche alle mutandine perché sotto quella gonna si vedono, per piccole che siano; lo ha fatto per me, ma penso improvvisamente che quella ragazza della mia età, col suo seno che tende la maglietta nera col logo del negozio, potrebbe approfittare dell’occasione per una sbirciata e la gelosia mi morde ancora più forte. Non basta: la ragazza è in ginocchio ed apre la prima scatola, mi sembra una devota con l’offerta alla dea, ma questa dea è soltanto mia.

Il primo modello è scartato immediatamente: “Signorina, non mi sono spiegata, vorrei meno scarpa possibile”. E’ un rimprovero, sia pure con la totale cortesia dovuta ad una persona che sta lavorando, e la commessa lo prende giustamente per quello che è, passa appresso e sciorina, una dopo l’altra, scarpe bellissime, che indossate da lei lo sono ancora di più. In realtà, a vederle, diventa chiaro che la commessa aveva capito benissimo la richiesta, quello strano decolté con tanto metallo incrostato lungo il tacco è stato una iniziativa forse imposta dalla politica aziendale.

Vorrei essere io ad aiutarla a calzare quelle chanel che via via diventano sempre più sottili ed eleganti, e odio, davvero odio quelle mani che non sono le mie e che toccano lei. Odio anche quelle labbra che a un certo punto dichiarano: “Signora, con questi piedini che ha, è perfetta: li mette in evidenza e non ruba l’attenzione”.

Lei incrocia per un attimo il mio sguardo, e il suo sorriso ha come sempre il potere di tranquillizzarmi. Mi promette di indossarle per me, anzi di farsi aiutare da me a metterle, e di permettermi di leccare assieme la sua carne e quelle sottili strisce di pelle che la accarezzano.

Le ho pagate io, naturalmente, e no, non vi faccio vedere come le stanno, e nemmeno cosa è capace di fare con i tacchi lunghi e sottili: lo sapete, sono gelosa.

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