Quando si lavora

di cristinadellamore

La nostra nuova amica, l’ex stagista bionda, aveva trovato sotto l’albero un contratto a tempo determinato: tre mesi al minimo si stipendio per rispondere al telefono, fare il caffè e far vedere le tette.

Poi la hanno chiamata, ormai un mese fa, e le hanno detto: risolviamo consensualmente quel contratto, ti assumiamo a tempo determinato. Con uno stipendio ancora più basso, sia detto per inciso, ma vuoi mettere la certezza di non trovarti in mezzo ad una strada alla vigilia di Pasqua. Lei ha detto sì, ci sto, e ha addirittura offerto l’aperitivo ai colleghi.

Poi voleva addirittura invitarci, lei ed io, mangiare una pizza, tipo per ricambiare la cena da noi. Abbiamo detto di no, non adesso, ed è vero che siamo impegnate, e abbiamo accettato un altro aperitivo, di corsa, un venerdì pomeriggio.

Mi sono accorta che lei guardava la bionda un po’ di sottecchi, si mordeva il labbro e tormentava una sigaretta spenta; aveva qualcosa dentro che non sapeva se lasciar uscire.

Me ne ha parlato quando siamo rimaste sole.

“Vedi”, mi ha detto, “l’azienda ci guadagna due volte, con quella ragazza. Tu, io, i contribuenti pagano al posto suo i contributi previdenziali per tre anni, e in più hanno una dipendente che costa ancora meno del minimo di stipendio che già prendeva prima”.

Ma almeno è sicura di continuare a lavorare, e magari chissà, riesce a fare carriera, potrebbe venire con me a fare la commerciale, anch’io ho più o meno cominciato così.

“Sicura, sicura. Parola grossa. Neanche tu sei sicura di restare lì per sempre, non solo perché l’azienda potrebbe anche chiudere, ma anche perché un bel giorno possono dire: grazie, non ci servi più, questo è il TFR, questo è l’indennizzo, svuoti la scrivania, riconsegni il tesserino e quel signore della sicurezza la accompagnerà alla porta”.

Lei ha visto troppi film americani, da noi almeno non ci sono gli scimmioni della sicurezza. Ma allora è una fregatura?

“Si e no. Per tre anni probabilmente quella ragazza ha il posto sicuro, almeno finché l’azienda non dovrà pagarle i contributi, poi chissà. Ma stai molto attenta, è sicuramente una simpatica ragazza, ma sarebbe meglio se non venisse a lavorare con te”.

Abbiamo lavorato sempre bene, assieme.

“Lei costa meno di te, potrebbero decidere di farle prendere il tuo posto”.

Mi viene quasi da piangere. Ma come, siamo amiche e adesso mi devo guardare le spalle da questa ragazza?

“I padroni fanno il loro mestiere, e questo governo li sta aiutando al suo meglio”.

D’accordo. Non so cosa fare e allora la bacio. A tutto il resto, ci penserò domani.

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