Ri-suoniamo

di cristinadellamore

Niente di meglio di una mattinata di pioggia per quello che dobbiamo fare: lei mi ha detto che la sua assicurazione sanitaria (gentile benefit aziendale esteso anche a me a fronte di un contributo aggiuntivo) la chiama alta diagnostica, per me è qualcosa di sgradevole, visto che devo infilarmi in una specie di bara cilindrica e restarci, immobile, per una ventina di minuti, con strana roba che mi gira per le vene e che è probabilmente radioattiva.

Lo fa per prima lei, ed io già comincio ad angosciarmi, e non basta che lei riemerga da quella strana immersione con il sorriso sulle labbra.

Tocca a me. Provo a tenere gli occhi chiusi ed a pensare ad un sabato pomeriggio sulla spiaggia, sdraiata al sole accanto a lei, nuda lei e nuda io. Assurdo. Meglio un giro in modo, guido io, ho comprato un casco integrale bianco che mi ingentilisce un po’ quando sono in giubbotto, pantaloni e stivali di pelle, lei è sul sedile posteriore e mi abbraccia. Va un po’ meglio, e allora allungo il viaggio, prendiamo l’autostrada e mi sembra di sentire le sue mani che mi stringono di più, ho fatto un sorpasso un po’ azzardato ma ho fretta di arrivare a destinazione, però mi sembra che non si arrivi mai.

Il tempo che passa e non passa è un bel paradosso, l’ho letto su qualche vecchia storia di fantascienza del padre di lei, libriccini un po’ ingialliti, e allora perché no, altro che moto, questo è un viaggio nel tempo sfruttando la velocità della luce, voglio tornare indietro per incontrare lei quando era più giovane, voglio essere la prima e l’unica con lei, basta con la gelosia retrospettiva per gli uomini e le donne che la hanno stretta, le hanno dato piacere e ne hanno preso.

E davvero, lei mi ha raccontato tante cose e poi ho visto qualche sua foto quando andava a scuola, e davvero mi sembra di vederla, una simpatica quindicenne con lo sguardo un po’ sfrontato ed il broncetto sulle labbra sottili. Tiene per mano una bambina paffuta e sorridente, camminano piano sul vialetto di casa. La bambina ha i codini e gli occhi viola e sono io.

E prima che possa farmi altre domande mi estraggono dalla macchina del tempo, è tutto finito, andiamo a fare colazione prima di ottenere il referto. No, non lo racconterò a lei, lo prendo però di buon augurio.

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