Vigilia di Pasqua

di cristinadellamore

Allora, ci auguravamo un tempo più mite, ma qui in Basilicata, praticamente montagna, fa un freddo cane.

Non ce lo aspettavamo, ma lei qui conserva anche vestiti pesanti e ce ne sono per tutti: anche per suo fratello, sua moglie e, ovviamente, per il figlio, che è sempre al centro di tutte le attenzioni e che sta esplorando la grande casa con le sue gambette ancora un po’ incerte. Una preoccupazione in più.

Ieri sera, in contemporanea o quasi con Roma, il parroco ha dato il via alla Via Crucis, che si è svolta tutta sotto i nostri balconi, nella piazza in cima al paese. Abbiamo seguito ben al calduccio, restando dietro i vetri chiusi, le luci spente per non disturbare attori e figuranti, lei accanto a me, dopo aver passato il pomeriggio in cucina per preparare, almeno in parte, il pranzo di Pasqua. Eravamo anche troppo coperte la lei mi ha passato un braccio attorno alla vita ed io sentivo la sua carne contro la mia; pensavo a tutt’altro che allo spettacolo che si svolgeva davanti i nostri occhi.

Lei se ne è accorta e mi ha sfiorato la guancia con un bacio prima di sussurrarmi: “Abbi pazienza, stanotte lo faremo sotto le coperte”.

Poi abbiamo sentito i passetti del bambino alle nostre spalle. Leo era entrato senza formalità in camera nostra e voleva essere preso in braccio e coccolato: non per paura del buio, in realtà non ha paura di niente, ma per il piacere di sentirsi abbracciato e baciato.

Lei ha commentato che comincia davvero presto a cercare compagnia femminile e lo ha accontentato, io sono andata in cerca dei nostri bicchieri e della bottiglia di vino.

E in fondo al corridoio, in cucina, c’erano loro due, mio cognato appoggiato al robusto tavolo dal piano di marmo, la compagna devotamente inginocchiata davanti a lui. Quell’ultimo goccio di vino, abbiamo dovuto aspettare per berlo.

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