In attesa

di cristinadellamore

Lei stasera fa tardi; mi ha avvertita, non sono preoccupata, ho il tempo di prepararle una cenetta un po’ più curata e di farmi trovare pronta per lei, profumata e, per una volta, truccata.

In cucina è tutto pronto, la tavola è apparecchiata ed io sono in bagno; dopo la doccia mi piazzo davanti allo specchio e non mi riconosco, per un istante. Sono proprio io, con quel sorriso, quegli occhi, quella pelle così liscia e curata?

Sì, lo sono. Decido che non ho bisogno di trucco e rimango ferma ad ammirarmi: scopro per la prima volta, forse, come mi vede lei, perché nell’attesa è lei che sono diventata, almeno in parte. Non mi muovo, così come mi trovo la parte di me che non è lei prende ad inseguire un pensiero. E’ una domanda che ho sempre avuto paura di farmi, e cioè cosa significa questo amore, per lei e per me.

Ho sempre avuto paura di pensarci troppo sopra, di scoprire che è un sogno, di accorgermi che non è vero che va tutto bene. Ma stasera, davanti a me stessa, nuda e pulita, e diventata lei a metà, non posso nascondermi. Anzi, mi espongo di più aprendo leggermente le gambe e fisso lo sguardo sul mio inguine accuratamente depilato, come ha voluto lei e come adesso piace anche a me.

Non è solo per il piacere che ci diamo reciprocamente; è importante ma non basta. Sono stata il suo giocattolo sessuale a lungo, pronta ad assecondare ogni suo desiderio e ad incarnare ogni sua fantasia. Per quello che aveva fatto per me, ero certa di essere in debito con lei, ed allora io avevo solo un modo di pagare i debiti, con il mio corpo. Poi, il tempo passava, io imparavo tante cose da lei, e soprattutto ho imparato a pensare. Mi guardo di nuovo, mi sfioro i capezzoli eretti e chiudo gli occhi. Ecco, è stato un istante, ben preciso, in cui ho visto la luce; riapro gli occhi per rivivere la sensazione. Ho capito, in quel momento, dopo tanto affannarmi per comportarmi come voleva lei, a letto e non solo, che lo facevo non per riconoscenza, non per devozione, non per affetto, non per piacere ma per tutte queste cose assieme più un’altra che era la più importante. Il quinto elemento era l’amore, che avevo cominciato a provare per lei senza rendermene conto, molto ma molto tempo prima, quando non sapevo come si chiamava, era solo una donna bella e forte e sicura, che aveva provato a prendersi cura di me.

E la cosa più importante è che mi sono resa conto che la amavo perché era lei, con i suoi modi di dire, di fare e di pensare: avrebbe potuto essere un uomo, o anche un ornitorinco, sarebbe stata la stessa cosa, perché era quella persona che io stavo aspettando.

Mi accarezzo il pancino leggermente bombato, che a lei piace tanto accarezzare, leccare e dolcemente mordere: le cicatrici dell’intervento non si vedono quasi più, ed un po’ mi dispiace; in fondo fanno parte di me, e della mia storia con lei.

Già, lei. La metà di me che è diventata lei ricorda benissimo le domande che si poneva: lo fa per riconoscenza, perché non ha un altro modo di sdebitarsi, perché qui sta bene e non ha un altro posto dove andare, il suo corpo mi piace, la sua docilità mi eccita, la sua devozione di lusinga, ma cosa prova davvero per me? Ed io, cosa provo per lei?

Una volta, dopo il sesso, come una ragazza un po’ impaurita, e la cosa non andava d’accordo con il suo carattere, lei mi ha chiesto se la amavo. Ecco, a quel punto ho capito che anche lei mi amava, e doveva solo capirlo. Passo la mano sul tatuaggio che ho sul pube, ormai scolorito, e poi su quello all’attaccatura del seno, nero e lucido. Lei ne ha uno uguale. Quel giorno, sul lettino del tatuatore, ci siamo sposate per amore, e per tutta la vita.

 

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