Provvista

di cristinadellamore

Sole, anche se c’è un venticello gelato che ci ricorda che l’inverno ancora non è finito. Non importa, piumino d’oca e usciamo, obbiettivo provvista di biancheria.

“Non ho capito perché o quando, ma adesso si chiama alla francese, lingerie”, dice lei sorridendo col sole negli occhi che mi sembrano luccicare, “magari è solo per venderla a prezzo più alto”.

In effetti, prima di uscire ho guardato su internet il catalogo di qualche marchio più prestigioso: ci sono cose bellissime dal costo esagerato, e su qualcuna o fatto più di un pensierino, magari se le cose andranno bene sul lavoro, quando prenderò il premio di bilancio mi farò un regalo, e lo farò anche a lei.

Ma ora ci serve roba pratica ed economica, compatibilmente con il livello dei prezzi praticati qui. Ci prende sotto le sue ali una simpatica commessa sulla quarantina, i capelli tenuti comodamente corti, occhiali tondi e spessi, un corpo invidiabile ed un sorriso più caldo di quanto la professione preveda.

Il sorriso non si spegne nemmeno quando decliniamo le offerte più costose e puntiamo verso il settore basic: niente pizzo, niente raso, niente colori particolari, bianco, nero e rosa, brasiliane per lei e culotte per me, cui aggiungo all’ultimo momento un perizoma, poi passiamo ai reggiseni.

Gli occhi della commessa ci studiano freddamente: terza piccola per lei, quarta grande per me, da accoppiare alle mutandine. Ci chiede anche se non vogliamo provare qualcosa di particolare; io rispondo no grazie, va bene così, e mi merito un complimento, perché mi sento dire che in effetti ho ragione, conta il contenuto, non il contenitore.

Il conto mi sembra assurdamente alto, lei fa più in fretta di me a porgere la carta di credito ed altrettanto in fretta mi trascina fuori: “Torniamo a casa, dobbiamo metterci a cucinare”.

Non è vero, stasera usciamo e abbiamo deciso di accontentarci di un bicchiere di latte, scommetto che ha voglia di me, e visto che ho voglia di lei va benissimo.

Solo che quando torniamo a casa lei perde tempo, svuota la grande borsa di carta, piega i reggiseni e le mutandine, e visto che io non mi muovo, con la bocca secca per il desiderio, mi incita: “Metti a posto, guarda che pollaio”.

E così, tra la mia roba abbandonata sul lettone trovo qualcosa che non ho scelto: grigio chiarissimo, trasparente, a balconcino, con le rose di pizzo a mettere in evidenza più che nascondere i capezzoli.

“Mettilo, fammi vedere come ti sta”.

E’ la stessa cosa che desidero io, lo faccio in un lampo.

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