Fare teatro

di cristinadellamore

Allora, c’è questo tizio che lei ha sempre definito “l’amico creativo”: unico della sua classe si è laureato al DAMS (gli altri sono tutti, più o meno, avvocati, magistrati e commercialisti) e fa un migliaio di lavori, tutti divertentissimi, a dir lui, ma poco remunerati.

Ha invitato lei, e tutti quelli delle superiori che è riuscito a rintracciare, per festeggiare non ho capito bene cosa; luogo, figuratevi un po’, il complesso degli spazi di un enorme oratorio, per fortuna a due passi da casa nostra.

Arrivate lì, abbiamo scoperto cosa si festeggiava: gli era stata affidata la gestione dei corsi di recitazione amatoriale per bambini e adulti, quanto di più simile ad un lavoro fisso avesse mai avuto. Un pensiero inespresso, la speranza che ci iscrivessimo in massa ai suoi corsi.

Comunque, creativo o meno, era decisamente simpatico; ancora più simpatico perché lei mi aveva giurato che non ci aveva mai fatto sesso. Al contrario che con altri invitati. E infatti mi guardavo attorno cercando di capire quali di questi simpatici trentenni, tanti anni fa, avessero goduto dell’amore e del sesso che già allora avrebbero dovuto essere riservati a me.

“Meno di quelli che pensi tu”. Lei mi era arrivata alle spalle di sorpresa mentre studiavo un tizio alto e bruno, che mi sembrava un buon candidato; ovviamente mi aveva quasi letto nel pensiero. “Ecco, lui è stato il primo”. Quasi una delusione, molto stempiato, barba folta, spalle larghe ma poco più alto di me, per mano ad una donna piccola, bruna e formosa.

“La moglie non la conosco, ma lui era un innamorato gentilissimo e devoto, e per questo mi ha convinta. Era la prima volta anche per lui ma non mi ha fatto male. Non è durata a lungo, però, lui già pensava al matrimonio ed ai figli, figuriamoci”.

Lei mi aveva presa sottobraccio ed avevamo attraversato assieme il locale sommariamente arredato e molto poco riscaldato nel quale ci avevano servito frizzantino tiepido e tramezzini un po’ stantii. In un angolo, una rossa alta, con gambe interminabili generosamente scoperte ed un gran seno smanettava su un telefonino.

“Lei è stata l’altra: allora era bruna come me, con poco seno, e portava gonnelloni alla caviglia. So che non vuoi essere presentata, giriamo alla larga”.

Mi è venuto quasi da chiedermi: tutto qui?Mi ero più data da fare io, alle superiori. Mi sono stretta a lei, coscia contro coscia, una promessa per la nottata, e ho deciso: gelosa sì, pazza d’amore anche meglio.

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