Ragionamenti

di cristinadellamore

Mi sono alzata facendo il più piano possibile, stamattina, mi sono vestita nella penombra gelida di un mattino che non sembra proprio di marzo, caso mai di gennaio, e sono uscita chiudendomi silenziosamente la porta alle spalle.

A lei il mio post di ieri non è piaciuto, me lo ha detto con ferma gentilezza.

“Ma quale otto marzo. E gli altri trecentosessantaquattro giorni dell’anno?”, mi ha chiesto senza retorica. “Siamo donne, quindi dobbiamo essere il doppio più brave e più forti, per avere la metà di quello cui abbiamo diritto. Il nostro otto marzo deve essere tutti i giorni, dobbiamo lottare di più e meglio non per trovare un posto in un mondo di uomini, ma per cambiare il mondo, e basta”.

Poi mi aveva dato un bacio che aveva ancora il gusto dello sciroppo per la tosse, e mi aveva fatta tremare, piangere e ridere sotto le sue mani, come solo lei sa fare.

Le sue parole ed i suoi gesti dolci ed esperti mi ritornavano in mente e intanto schivavo i preservativi che costellavano il marciapiede: in molti avevano festeggiato l’otto marzo in maniera un po’ particolare, quasi sotto le nostre finestre.

Sono tornata a casa intirizzita dal vento gelido, mi sono di nuovo spogliata in fredda e infilata sotto il piumone; lei dormiva ancora, la stanza da letto era piena del suo odore dolce, ed io l’ho svegliata nel modo più semplice e più gentile. Poi, prima che mi abbracciasse, ho allungato un braccio e afferrato il pacchetto che mi ero fatta preparare, per appoggiarlo delicatamente sul suo pancino piatto e muscoloso.

“Buon otto marzo, amore”, ho detto, e lei ha sorriso, aperto il pacchetto e riso più forte: era una monoporzione di torta mimosa, la sua preferita.

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