Red Light District

di cristinadellamore

Ne aveva già parlato lei, qui e ne riparliamo perché di nuovo se ne riparla. Se leggete l’articolo, scoprirete una cosa molto semplice: tutta l’EUR, e non solo, è già un quartiere a luci rosse. Ci sono ragazza in strada a tutte le ore del giorno e della notte, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Anche sotto le nostre finestre, per quello che può valere, e magari capita che un potenziale cliente abbordi me o lei.

Quindi, per favore, bando alle espressioni tipo è una vergogna, bisogna fare qualcosa, anche perché di fare qualcosa sono anni che se ne parla, ma al di là delle generiche espressioni di deprecazione ed interesse nulla si è mosso.

Allora, in Italia la prostituzione non è reato, e questo è il punto dal quale dobbiamo partire; è reato lo sfruttamento, ma in questo la legge italiana ha terribilmente mancato il suo obiettivo: le ragazze sulla strada non sono certamente lì di loro volontà, almeno non tutte, e ci sono in troppi che si arricchiscono. La situazione poi è precipitata con la crescita dell’immigrazione. Sui marciapiedi di Roma si trovano ragazze che vengono da tutti gli angoli del mondo, dall’est dell’Europa, dall’America Latina, dall’Africa. E ce ne sono tante altre che non si fanno notare, fanno un po’ parte dell’aristocrazia, stanno in un appartamento, in genere poche stanze non sempre pulitissime e non sempre salubri, ma non è detto che siano più libere.

E allora, concentrare la prostituzione in una strada sola del quartiere, magari dove non ci sono palazzi attorno, è solo un primo passo; il passo successivo non può essere compiuto da un sindaco, si tratta di cambiare la legge, magari favorendo le associazioni tra le ragazze che si possono così liberare degli sfruttatori, avere la protezione della legge e, per chi bada solo ai soldi, sì, pagare anche le tasse.

Perché le ragazze sul marciapiede non sono un problema di decoro urbano: sono un problema di dignità della donna.

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