Una bottiglia di Aglianico

di cristinadellamore

Troneggiava sul piano di lavoro della nostra piccola cucina. Una sciampagnotta coperta di polvere, priva di etichetta e chiusa da un grosso tappo di plastica che una volta era stato bianco.

Anche lei era impolverata, la sua semplicissima tuta blu notte era quasi diventata bianca, e stava cercando di liberare i capelli da qualcosa che sembrava una ragnatela.

“Il prossimo fine settimana ci dedichiamo alla cantina”, mi ha detto, “non ci mettevo piede da quando sono morti mamma e papà, ma questa non volevo farla aspettare ancora”.

Mentre puliva delicatamente la bottiglia, mi ha spiegato che ce ne erano rimaste cinque o sei, di bottiglie come quella: il vino che comprava il nonno dai contadini del paese in Basilicata, nel cuore del territorio dell’Aglianico DOCG, vinificato senza badare tanto ai disciplinari.

“Se compriamo una bottiglia di quelle che costano dai trenta euro in su vedi la differenza: questo è spumante ed ha un gusto dolce, tipo il moscato. Nonno lo beveva a tavola, ma io lo preferisco come vino da meditazione”.

Ha aggiunto che ogni bottiglia, soprattutto dopo tanto tempo, era una scommessa: il vino poteva essere andato in pezzi, oppure poteva aver preso aria ed essere diventato quasi un marsala, buono solo per togliere la vernice alle porte. Lo ha aperto con cautela ed immediatamente si è sentito un profumo particolarissimo, lo ha versato ed è comparsa una testa di schiuma tendente al rosa.

“Perfetto”, ha detto dopo averlo assaggiato, “due biscottini e lo beviamo dopo cena”.

Mi sono trovata sulla lingua la buccia di un acino, prima di aver dato fondo alla bottiglia: ho baciato lei e gliela ho passata.

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