In ufficio

di cristinadellamore

“Signorina, mi faccia parlare col suo superiore”. “Signorina, non c’è il responsabile”? “Signorina, può passarmi il suo capo”?

E così via. Un bel po’ di conversazioni, telefoniche e non solo, si impantanano dopo queste richieste, a volte formulate in maniera pressante, più raramente in tono gentile, spesso in termini ultimativi. Ancora peggio, quando si rivolgono a me come ad una bambina di sei anni: d’accordo, non sono io a scrivere i programmi che vendo, ma li conosco meglio di loro, li ho studiati, me li sono fatti spiegare dai nerd della produzione e so di cosa sto parlando.

Però sono una donna in un mondo che, per adesso, è pressoché totalmente maschile, sia dal nostro lato che da quello degli acquirenti. Non ho ancora incontrato una donna che potesse decidere se acquistare quello che vendo. Una volta, ce n’è stata una, in uno studio legale, ma con lei c’era un uomo e, alla fine, è stato lui a concludere la trattativa.

Bisognerà ancora lavorare, e tanto, in questo Paese.

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