Tornando a casa

di cristinadellamore

Non intendo paragonarmi a Jane Fonda, non c’è partita.

Ma dopo due notti da sola e due giornate piene e faticosissime, il Frecciarossa per Roma mi sembra vada anche troppo piano, il tassì mi sembra sempre bloccato nel traffico e mi dico che avrei dovuto prendere la metro, anche l’ascensore non arriva mai.

Per fortuna infilo la porta e dietro c’è lei, che mi sorride come sa, mi abbraccia e mi bacia, mi stringe forte, mi prende il trolley e praticamente lo lancia in un angolo; così ho le mani libere e posso ricambiare il suo abbraccio. Puzzo di sudore, di ferrovia, di polvere e di benzina, ho i capelli in disordine ed il trucco che cola da tutte le parti e tra le sue braccia mi sento bellissima.

E’ bellissima anche lei, ha indossato per me un leggerissimo abito da cocktail che la fascia morbidamente e mette in evidenza i suoi piccoli seni alti con i capezzoli eretti, la sua vita sottile ed i suoi fianchi snelli ed eleganti, e non si frappone tra il suo corpo ed il mio.

Abbracciate, piroettiamo fino al divanetto, mi lascio cadere trascinandola sopra di me, la stringo e lei si libera sorridendo.

“Stai buona lì, prima la doccia, poi l’aperitivo, poi la cena. Poi, se sarai brava, anche il resto”, mi intima, e così come sono, mezza seduta mezza sdraiata, comincia a spogliarmi.

Via la giacca del tailleur, via la camicetta, via il reggiseno che mi ha regalato lei e che ho indossato al volo nel bagno del treno, solo per lei, che sostiene e non nasconde i miei capezzoli: per questo mi merito una carezza ed un bacio accennato a distanza ma che mi sembra di aver davvero ricevuto, ho proprio sentito il calore delle labbra sulla pelle.

Adora farlo, e lo fa: si inginocchia, mi toglie le scarpe e stavolta mi bacia davvero, attraverso il tessuto delle calze sento la sua lingua, i denti, il suo respiro, e mi sciolgo con un lamento: non ce la faccio ad aspettare, lei se ne accorge e passa ad altro.

Sbottona la gonna, io mi inarco e lei me la sfila, e adesso è il mio turno di sorprenderla. Ho addosso le sue mutandine, ho infilato anche quelle in treno, un attimo prima di arrivare a Roma, anche se fanno a pugni con le autoreggenti con l’ampio orlo di pizzo che le piacciono tanto e che arrivano molto in alto sulle cosce. Lei decide che non può più aspettare, la doccia, l’aperitivo e la cena sì.

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