Paola (Dialogo quasi socratico sulla gravidanza e non solo)

di cristinadellamore

Sia ringraziato l’inventore degli auricolari per il telefonino.

Paola*: “Grazie per aver risposto subito. Volevo invitarvi per sabato, il primo giorno di carnevale, tu e tua moglie. Festeggiamo, ti va?”

Io: “Figurati, ho visto il tuo numero e sono felice di sentirti”. (E’ vero. Sballottata in un autobus strapieno, unico schermo a mani adunche ed arroganti il piumino che mi ha regalato lei, una chiacchierata è il modo miglior per passare il tempo, e lei non mi chiama mai: dice che non vuole controllarmi, ma io so che non è proprio vero, in realtà ha una certa fobia del telefono da quando ricevette una certa telefonata, ma questa è un’altra storia.)

P.: “Festa in maschera, mi raccomando. So che il preavviso è poco, ma conto sulla vostra creatività che ben conosco”.

Io: “Faremo del nostro meglio per non deluderti”.

P.: “L’anno scorso eravate bellissime, ci conto. E sai, visto che ne stiamo parlando, credo proprio di doverti ringraziare”.

Io: (Schivo una palpata sulle tette girandomi su me stessa, una veronica da torero) “E per cosa?”

P.: “Sara* è cambiata, sai”.

Io: “E cosa c’entro io con tua moglie?”

P.: “C’entri, non fare la modesta”.

Io: (In realtà non sono preoccupata. So che a Sara* piacevo, e molto, ma sono assieme da un bel po’ e da quando Paola* ha fatto la doppia eterologa ormai sono diventate rigorosamente monogame) “Così mi spaventi”.

P.: “Vuoi proprio che ti dica tutto”?

Io: “Visto che mi hai chiamata fallo”(Comincio a sospettare quale sarà la prossima rivelazione).

P.: “L’altra sera mi ha chiamata e mi ha detto di farmi trovare pronta, voleva andare a mangiare fuori. Allora ho fatto la doccia, e sono riuscita ad entrare in un vestito che so che le piace molto; lo conosci, sembra una lunga sottoveste, molto scollato dietro, mi stava benissimo anche se adesso si vede la pancia e le tette scappano da tutte le parti”.

Io: (Penso che le tette di Paola* che scappano da tutte le parti sono uno spettacolo da non perdere e subito dopo me ne vergogno, lo confesserò a lei e accetterò la sua punizione) “Sono sicura che Sara* è stata contenta di vederti così in forma”.

P.: “Più che contenta (abbassa la voce e fa una risatina).  E’ arrivata a casa e non mi ha neanche detto buonasera, mi ha abbracciata e infilato un palmo di lingua in bocca. Sai, mi ero sempre chiesta perché non mi cercasse più, magari sono diventata brutta, mi dicevo, magari si è trovata un’altra. Sai che ho pensato anche a te, come rivale?”

Io: “Davvero? Mi lusinghi”.

P.: “Insomma, mi ha stesa sul tappeto del salotto e mi ha scopata lì, non mi ha neanche spogliata, mi ha strappato le mutandine e mi ha tenuta sotto per un’eternità. Io dicevo basta, fermati, e lei niente, continuava, non si è neanche tolta la giacca, insomma mi sono sentita quasi stuprata. E mi è piaciuto da morire”.

Io: (Sono soddisfazioni, quando seguono i tuoi consigli. Intanto pianto il tacco undici su una caviglia ed evito un pizzicotto sul culo) “Davvero? Ma da quanto tempo non lo facevate?”

P.: “Avevo perso il conto. E anche ieri sera, mi sono fatta trovare in reggiseno e mutandine e sono stata io a saltarle addosso, puzzava di fumo e di sudore, è stato bellissimo. E sabato dobbiamo parlare, ti devo dare il telefono della clinica, sono bravissimi, gentilissimi, vi troverete bene, vedrai. E adesso che c’è un precedente, a Torino, anche tua moglie si convincerà, vedrai”.

Io: “E qualche gioco di ruolo? O qualche giocattolo?”

P.: “Ottima idea, per il gioco di ruolo ci penserò, ma non stasera”.

Io: (Mi distraggo e mi trovo una mano sconosciuta tra le gambe, per fortuna indosso un collant coprente e mutandine da educanda e deve trarne ben poca soddisfazione) “E stasera?”

P.: “Stasera ostriche e champagne, la imboccherò io. E magari ci sarà spazio per qualche giocattolo, ti racconterò tutto”.

 

 

 

*I nomi sono inventati, la conversazione no.

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