Sara (Dialogo quasi socratico sulla vita quotidiana di una famiglia arcobaleno)

di cristinadellamore

Dunque, quella sera la mia collega ed amica non aveva voglia di tornare a casa. Io, invece, sì, come sempre. Ma aveva bisogno di parlare. E allora aperitivo, salatini e chiacchiere.

Sara* : “Vedi, Paola* sta benissimo, la pancia cresce, ogni mattina si sveglia felice ed ancora più bella”.

Io: “Sono contenta, dobbiamo venirla a trovare, chissà se lei non si convinca a lasciarmene fare uno”.

S. : “Io meno. Condivide meno, è chiusa in se stessa, le basta questo bambino. La notte la sento che parla”.

Io: “Parla da sola?”

S. : “No, parla con il bambino, gli racconta come ha passato la giornata. Sono cose che a me non dice più, ormai”.

Io: “Ma tu gliele chiedi”?

S. : “Per la verità, è un po’ che le parlo meno, arrivo a casa, la saluto, la bacio e scappo in palestra”. (Attimo di imbarazzo, beve in un sol sorso lo spritz e ne chiede un altro, ed io mi preoccupo un po’ perché contavo su un passaggio per tornare a casa.)

Io: “E lei non viene con te”?

S. : “Lei fa ginnastica al mattino presto, prima di uscire. E prima che me lo chiedi, ci resto solo mezz’ora, poi faccio la doccia, mi metto la tuta e la aiuto in cucina”.

Io: “La tuta, capisco”.

S. : “Perché la porta anche lei, così è più comoda. Ma sai che a parte la pancia non è ingrassata per niente”?

Io: “Paola sarà in forma anche il giorno prima del parto, ne sono certa”.

S. : “E poi c’è il sesso, ovviamente”. (Incredibilmente arrossisce, e sì che ci conosciamo fin troppo bene.)

Io (sorridendo complice): “Allora è vero”.

S. : “Cosa”?

Io: “Che quando aspetti crescono le voglie”.

S. : “Non lo so, da quando abbiamo avuto la certezza non lo facciamo più”.

Io (allibita): “Ma come? Eravate così affiatate”.

S. : “Cioè, la dottoressa ci aveva detto di essere un po’ caute, almeno i primi due mesi, e allora non l’abbiamo fatto per niente. Poi, cosa posso dire, non se ne è più parlato. Ti invidio un po’, adesso, si vede che con lei andate sempre alla grande”.

Io (mi spremo le meningi per trovare qualcosa di intelligente da dire): “E perché non ne parlate? Anzi, perché non lo fate e basta”?

S. : “Sai, mi sono sempre chiesta cosa succede in una coppia etero. Magari lei si vergogna, a lui fa schifo il pancione, i seni gonfi. E magari lui va a puttane, lei ci prova con l’idraulico, insomma, cose così”.

Io: “Paola si vergogna?”

S. : “Certo che no, dorme nuda come sempre, facciamo la doccia assieme, sa di essere bellissima”.

Io: “E te non fa schifo, ovviamente”.

S. : “Ma come ti permetti? La adoro”. (Annega la rabbia nel secondo spritz, la fermo appena in tempo prima che ordini il terzo.)

Io: “E allora perché non la cerchi”?

S. : “Lei non cerca me, magari non ne ha voglia”.

Io (ho trovato la soluzione, mi bagno le labbra nello spritz prima di lasciar cadere la mia sentenza): “La tuta, non metterla, anzi, ancora meglio, non farla mettere a Paola. Magari chiamala prima di tornare a casa, dille di prepararsi, vuoi uscire con lei, andare a cena fuori, e quando arrivi a casa la abbracci, la baci e non vai in palestra. Avanti, chiamala subito, e poi mi racconti come è andata a finire”.

 

 

* Ovviamente i nomi sono di fantasia, la conversazione no

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