Il giorno dopo

di cristinadellamore

Naturalmente non basta un giorno, o meglio una notte, a digerire quello che è accaduto ieri a Parigi, figuriamoci.

Arrivata a casa, dopo aver pubblicato il mio post di solidarietà, mi sono rifiutata di accendere la tv o di seguire sul web gli sviluppi della tragedia, visto che avevo passato il viaggio di ritorno dall’ufficio attaccata al phablet per cercare di capire: mi sembrava una cosa enorme ed impossibile. Lei mi è stata accanto, mi ha aiutata, mi ha quasi imboccata con un delizioso spezzatino alla birra che aveva preparato pensando di condividerlo in modo più gradevole: si vedeva che era molto scossa, occhiaie come non le vedevo da un po’, pallida e, improvvisamente, smagrita. Ci siamo addormentate abbracciate, a cercare conforto nella carda morbidezza dei nostri corpi.

Il guaio del giorno dopo è che sono piombati gli avvoltoi sui cadaveri ancora caldi: opinionisti prêt-à-porter, esperti a gettone, complottisti un tanto al chilo e, naturalmente, sono usciti dalle fogne i razzisti, cui non pareva vero annettersi dodici morti ai propri squallidi fini.

Anche perché quel settimanale satirico ne aveva per tutti, e insomma viene il dubbio che un bel po’ di questi indignati difensori della libertà di espressione hanno sicuramente fatto di più che alzare il sopracciglio davanti a questa vignetta

o magari a questa

Ecco, l’invito è che chi davvero crede che stiamo parlando di guerra di civiltà si trovi un’altra ragione per combatterla. Io faccio mia la frase letta su twitter e che traduco un po’ alla buona – era in tedesco: ci sono stronzi che credono in dio, stronzi che credono in allah, ma non è una questione di religione, si tratta solo di stronzi.

 

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