Lavori e diritti

di cristinadellamore

Su questa cosa dell’articolo 18 mi sono posta un po’ di domande, ho letto qualche articolo di giornale ed ho confessato di averci capito poco e niente. Allora ho chiesto a lei.

Lei ci ha pensato un po’, attorcigliando un ciuffo di capelli tra due dita come fa sempre quando pensa, prima di andare a colpo sicuro su uno dei tanti scaffali pieni di libri per tirarne fuori uno un po’ ingiallito. Il cognome in copertina era il suo, guarda un po’.

“Lo ha scritto il nonno, dovresti leggerlo ma prima facciamo due chiacchiere”. Già il titolo era imbarazzante, qualcosa come La tutela reale del posto di lavoro: imbarazzante nel senso che non avevo idea di cosa significasse. Lei si è accesa una sigaretta, mi ha fatto segno di accomodarmi sul divano, mi ha preso una mano ed ha cominciato a parlare.

E insomma, mi ha spiegato che per prima cosa qui si sta parlando di licenziamenti individuali illegittimi: sono quelli disciplinati dall’articolo 18, che si applica però solo alle aziende medie e grandi, e per questo lì dove lavoro io no. I licenziamenti illegittimi sono quelli intimati senza una buona ragione, lei ha detto prima “giusta causa o giustificato motivo”, e poi è stata più chiara e mi ha fatto qualche esempio: un dipendente che si rifiuta di fare straordinario non pagato, l’operaio che pretende il rispetto delle regole di sicurezza messe da parte per aumentare il ritmo di lavoro, la donna che si sposa.

“Sì”, ha detto, “una volta capitava, e credo che capiti ancora. Ma adesso i padroni si sono fatti più furbi. Ci sarebbe da fare una digressione, magari ne parliamo poi”.

Il dipendente che non lavora, che si dà continuamente malato, che non rispetta le regole, magari che si vende i segreti dell’azienda, ecco, è possibile licenziarlo anche adesso, mi ha spiegato, anzi, altro che mensilità in più, gli si possono chiedere i danni. Lei non si occupa di questo, ha aggiunto, ma mi ha anche detto che ormai da tempo tanti licenziamenti che magari sarebbero in qualche modo formalmente illegittimi vengono negoziati, non arrivano nemmeno davanti ad un giudice, il lavoratore si prende un po’ di soldi, magari gli trovano un altro posto e tanti saluti.

“E mi sembra giusto, tu vorresti restare a lavorare in un posto dove ti odiano?”, mi ha chiesto. Certamente no, neanche ho avuto bisogno di rispondere.

“Nonno mi diceva anche, quando ho cominciato a studiare diritto del lavoro, che ormai le cose erano cambiate, ti dicevo prima che i padroni si erano fatti furbi, ma forse ho esagerato, semplicemente avevano conquistato più potere, e insomma in tribunale era difficile già allora, dieci e più anni fa, che un giudice desse ragione al lavoratore, doveva essere proprio una porcheria”. Ha fatto una risatina, ha spento la sigaretta e mi ha chiesto un bacio prima di continuare: “E poi i padroni hanno gli avvocati migliori: semplice, hanno più soldi”.

Ci ho pensato un po’ su, e poi le ho fatto l’unica domanda che mi è venuta in mente: perché allora fare una cosa del genere?

“La scusa è che quelle come te non hanno questo diritto e adesso, con la nuova normativa, i risarcimenti crescenti competono anche a chi lavora in piccole aziende, la verità è che anche se vincono quasi sempre in tribunale, i padroni non hanno pazienza e non intendono aspettare tre gradi di giudizio, e sì che il processo del lavoro è abbastanza più veloce di quello ordinario. Con i paletti che hanno messo, chi si rivolgerà mai più al giudice? Sulla base delle tabelle contrattuali e della nuova legge, si farà la stessa trattativa di prima, solo che costerà molto meno”.

C’era ancora qualcosa che non capivo. Lei me ho letto in faccia e mi ha risposto prima che ponessi la domanda: “Questo governo non ha nessuna ideologia, segue il vento, e il vento adesso soffia in questa direzione. Non solo, ci sono i voti di quelli di destra in libera uscita, visto che quell’assurdo partito del pregiudicato è ridotto ai minimi termini, e c’è la possibilità di avere l’appoggio degli industriali. Temo che non riusciremo a liberarci facilmente di questo ragazzotto che aveva tanta voglia di fare il Presidente del Consiglio”.

Mi teneva la mano, eravamo così vicine da sentire i nostri odori mischiati e da riscaldarci l’un l’altra, ma lei aveva un’espressione triste. E allora ho fatto la prima cosa che mi è venuta in mente: l’ho baciata. Quel libro magari lo leggerò anche, ma un’altra volta.

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