Fräulein Doktor

di cristinadellamore

Lei è tornata a casa ed è una specie di fantasma. Occhi lucidi, naso chiuso, pallidissima e con le occhiaie. E voce nasale.

“Scusami, ho dimenticato di comprare il dolce, vado subito”, mi ha detto, ed ho dovuto impedirglielo quasi fisicamente; insomma, l’ho abbracciata forte, lì nell’ingresso, e gentilmente trascinata verso il bagno, quello con l’enorme vasca idromassaggio che riserviamo alle grandi occasioni.

“Non sono malata”, ha provato a dire. Ed io ho risposto: va bene, facciamo finta di sì, giochiamo al dottore e all’ammalata, si spogli signorina, e non faccia storie.

Le ho strappato un sorriso, tra due colpi di tosse, e la ho aiutata a spogliarsi. Ogni volta che lo faccio è un colpo al cuore ed anche più in basso, ogni volta è come la prima volta per quanto è bella e quanto la desidero. E lei lo sa, ma stavolta non mi ha guardata come lei sa fare, ha anche barcollato un po’ ed è finita tra le mie braccia. L’ho sentita calda e tremante, qualche linea di febbre.

Acqua calda, è anche sudata, con le gentili bolle che mi danno sempre un fremito quando sono a mollo con lei, ma stavolta no, la ho aiutata a sedersi e ho controllato la temperatura mentre mi sono assicurata che non possa scivolare. Lo so, dovrei restare accanto a lei, ma ho altre cose da fare, sempre per lei.

Ho ben chiaro cosa devo fare: una tazza di brodo bollente, purtroppo con il dado, ed una generosa spruzzata di cognac. Due aspirine, una coperta sulle spalle e tanto amore.  E per fortuna il riscaldamento funziona alla grande, la casa è più che tiepida, ed io ho anche ritoccato la taratura dei termostati e ho dovuto togliere la giacca della tuta, sono rimasta solo con la sottile maglietta di cotone bianco e mi sono accorta che i capezzoli sporgono arroganti sotto il tessuto. Le piace, è una bella cosa: mi sono chinata più del necessario per porgerle la tazza e ho sentito la sua carezza, veloce e quasi timida, e allora le ho detto stia tranquilla, signorina, anche questo fa parte della terapia, ma prima beva questo.

“Devo ammalarmi più spesso, allora, dottore”, mi ha risposto ed in tre grandi sorsi ha mandato giù il brodo. Forse ho esagerato con il cognac, le sono comparse due macchie rosse sulle guance; ma no, non è colpa dell’alcol, è merito mio.

E allora mi sono sfilata i pantaloni della tuta e la ho raggiunta nella vasca: in scienza e coscienza, non conosco una medicina migliore.

 

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