Parcheggiamo

di cristinadellamore

La moto ancora vibra per la corsa, ancora nelle orecchie il rombo stridulo del bicilindrico boxer, ancora in tutto il corpo le vibrazioni.

No, queste non sono dovute alla moto, sono dovute a lei, di cui ho sentito le mani sui fianchi come se fossero state nude sulla mia nuda carne, nonostante la giacca di pelle ed i guanti che ci dividevano.

Accanto a me la macchina della famiglia del quarto piano, nuova e luccicante, tenuta come un gioiello. Me ne frego, mi appoggio al cofano e mi stiracchio mentre sbottono il giubbotto; lei si avvicina lentamente e rimette i guanti; vogliamo giocare, qui e subito.

Non ha bisogno di parlare, mi volto ed in un istante lei è qui, mi spinge e mi fa piegare in avanti, mi stringe i polsi e mi sbottona i pantaloni di pelle, con uno strattone me li cala alle ginocchia e poi la sento contro di me, e dico un no che è un sì, e lei lo sa benissimo, sussurro un non farmi male che vuol dire più forte e le mi dà uno strattone alle braccia, ed è un lampo, nel dolore alle spalle si mischia il piacere ed è finito tutto.

Lei se ne accorge, mi lascia e dice: “Adesso tocca a me”.

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