L’è el dì di Mort, alegher

di cristinadellamore

Non sono particolarmente religiosa, e neanche lei, ma il due di novembre, giù in Basilicata, nel paesino dei suoi nonni, mi commuove sempre.

C’è questo piccolo cimitero, dominato da una chiesetta in cui possono stare sì e no venti persone, ad un paio di chilometri dal paese, che già dalla sera del giorno prima è illuminato dalle fiamme tremolanti di tante candele  A metà mattino parte la processione, guidata dal parroco, ed una buona parte degli abitanti si incammina prima per le stradette del borgo, poi per la provinciale, e ci si mette quasi una mezz’ora. E’ una bella passeggiata, tutta in discesa; il ritorno è molto più faticoso, tanto è vero che molti si fanno seguire in macchina per evitare la risalita.

Ci siamo andate anche noi, stavolta, imbacuccate per proteggerci da un’arietta gelida, una accanto all’altra, e attorno a noi paesane in nero con lo scialle in testa, anziani con la pelle del volto cotta dal sole e la schiena incurvata da una vita di fatica, piegati in due con la zappa e con la vanga su un campo pietroso e scosceso.

Lei ha avvicinato le sue labbra al mio orecchio prima di sussurare: “Guardati attorno, senza fartene accorgere”.

L’ho fatto. E ho visto che la nostra presenza, lì in mezzo, non destava sorpresa o scandalo.  Lei mi ha letto nel pensiero ed ha detto ancora: “Non è vero quello che si dice dei piccoli centri del nostro Mezzogiorno, sai. A parte due o tre famiglie che ancora mi odiano perché non ho voluto sposare uno dei loro figli, qui volvano bene ai miei nonni, volevano bene ai miei genitori e vogliono bene a me.  Ed anche a te, credo, anche se a te dovrebbe bastare che ti voglia bene io”.

E lì in mezzo, nella processione, mi ha preso la mano e la ha baciata. E sono certa che i suoi genitori, se ancora possono vedere quello che facciamo noi vivi, hanno sorriso e fatto un cenno di assenso.

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