Caffè nero (ma solo quello)

di cristinadellamore

Da qualche giorno sono sommersa dalle carte, in ufficio, ed è una cosa che detesto.

Ho addirittura cominciato a portarmi il lavoro a casa; visto che lo fa anche lei non mi sento particolarmente in colpa, e in fondo rubiamo l’una all’altra non più di un’ora, per tacito accordo.

E allora, in queste sere che non sembrano neanche autunno casa nostra offre uno spettacolo divertente: lei preferisce la vecchia poltrona di pelle del bisnonno, il netbook su un bracciolo, i documenti sull’altro, che poi dopo la lettura si ammucchiano sul pavimento, io ho diritto alla piccola scrivania per appoggiare il mio portatile con lo schermo da 17 pollici, i raccoglitori ad anelli, i mucchietti di vecchie fotocopie e accidenti se bisognerebbe ripensare anche all’archiviazione di certe cose, non era meglio scannerizzarle?

Lei è in vantaggio, può vedere me, io non posso vederla; mi basta sapere che c’è, la sento quando si muove per cercare una posizione più comoda, la sua pelle che amo baciare su quella della poltrona, lo scatto dell’accendino.

Poi, una sera eravamo in ritardo sulle nostre scadenze ed abbiamo tirato dritto quasi per tutta la notte, dopo una telefonata per farci portare dalla pizzeria di cui lei è cliente da sempre una margherita ed una marinara; mi si chiudevano gli occhi per la fatica, ad un certo punto, non ce la facevo davvero più ed improvvisamente ho sentito il profumo del caffè, e poi il suo.

Era accanto a me, con una tazzina tra le dita.

“Bevi, tanto stanotte non si dorme”, mi ha detto.

“E tu”, le ho chiesto di rimando.

“Basta che dopo mi baci”.

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