Raffreddore

di cristinadellamore

Ho sempre detestato essere malata. Mi sembrava di disertare la battaglia quotidiana per la sopravvivenza, mi vedevo improvvisamente come un peso per la mia famiglia e per tutta la società.

Così quando ho comincato a starnutire ed a sentire uno sgradevole pizzicorino in fondo alla gola mi è quasi venuto da piangere.

“Non stai bene”. Lei lo ha dichiarato di punto in bianco, alzando la testa da uno sconfortante faldone di documenti. “Spogliati e mettiti a letto, ci penso io”.

E’ suonato come un ordine, e come ad un ordine ho obbedito. Mi sembrava anche di cominciare a sudare, forse avevo qualche linea di febbre.

Avevo appena fatto in tempo ad infilarmi tra le lenzuola che lei mi ha raggiunta. Portava un vassoio con una grossa tazza fumante, e come avesse fatto a far bollire qualsiasi cosa così in fretta non sono riuscita a capirlo: voglio dire, non abbiamo neanche il forno a microonde.

“Latte, cognac e miele, e due pastiglie di paracetamolo. e stanotte no, non puoi dormire nuda, mettiti questa”.

Posato il vassoio sul comodino, mi porgeva una felpa enorme, che trovai calda e morbidissima, come il suo abbraccio.

“Domani mattina sarà passato tutto”, ha dichiarato, “e adesso bevi prima che si raffreddi”.

Era dolce e forte come i suoi baci e l’ho mandato giù di un fiato.

“Dormi adesso, amore”, e si è seduta accanto a me e mi ha preso la mano.

Mi sono svegliata la mattina dopo e lei era ancora lì, nella stessa posizione, ed io ero guarita.

L’ho ringraziata come si meritava.

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