Il lavoro, la vita

di cristinadellamore

Una volta, quando c’erano queste riunioni io bussavo alla porta, entravo portando la grande caraffa di caffè americano, lo versavo sorridendo e me ne andavo ancheggiando leggermente.

Ora alle riunioni partecipo anche io, ed il caffè lo porta una stagista della mia età; è una ragazza molto carina, bionda, alta e magra, che indossa sempre un tubino nero corto ed aderente e scarpe dal tacco vertiginoso e zeppa in proporzione.

I colleghi, non appena lei è uscita, ignorano il caffè e, ogni volta, fanno gli stessi apprezzamenti, senza badare a me ed all’altra donna presente: un lessico che probabilmente si vergognerebbero di utilizzare rivolgendosi ad una delle ragazze che la sera si allineano sul marciapiede sotto il mio balcone.

La prima volta, la mia collega è arrossita: non per quello che ha sentito, ma molto probabilmente perché ha capito a cosa stavo pensando. Sì, anche se non glielo ho chiesto, so che parlavano di me negli stessi termini, anche se io sono bruna, molto meno sottile, ed indosso sempre pantaloni e scarpe basse.

Ogni volta, a casa, lei si accorge che c’è stata una riunione, perché mi vede un po’ triste nonostante le sua presenza. Allora mi abbraccia una volta di più. Mi dice anche, prima di baciarmi, che questa è una cosa sulla quale dobbiamo tutte lavorare. Mi ha dato anche un’idea, e la metterò in pratica la prossima volta che viene chiamato a rapporto qualcuno della produzione (sono tutti rigorosamente uomini). Quando sarà uscito mi rivolgerò alla collega ed esprimerò pesanti apprezzamenti su di lui, sarà divertente assistere alla reazione degli altri partecipanti.

Annunci