La punizione più bella

di cristinadellamore

Mi ero acciambellata, come al solito, tra le sue braccia, in attesa che il sonno mi prendesse. Come al solito, avevo alzato lo sguardo sul suo amato viso; contrariamente al solito, la vidi seria e non sorridente.

“Lo sai che ti amo”, mi disse lei, ed io risposi che sì, lo sapevo, ed anche io la amavo.

“Non ti ho mai fatto male, quando abbiamo giocato”, continuò lei, ed io dissi che la amavo anche per questo, e che per amore mi mettevo con enorme fiducia nella sue mani.

“Eppure adesso ne ho voglia. Ho voglia di sentirti piangere e vederti soffrire, per una volta”.

Non bisogna pensarci a lungo, quando ti chiedono qualcosa del genere, e visto che a chiedermelo era lei risposi immediatamente che se voleva, poteva farlo, subito. Poteva farmi, le dissi, tutto quello che voleva, capivo che era per amore, ed io per amore avrei acconsentito e sopportato, e l’avrei amata ancora di più.

C’è voluto un po’ di tempo, ma meno di quanto possiate immaginare, e mi sono trovata inginocchiata accanto al letto, il busto sul materasso, schiena e culo in bella evidenza; avevo i polsi assicurati uno alla testiera ed uno alla pediera, le caviglie strette dalle cavigliere di pelle imbottita erano unite da un moschettone.

“Ti metto anche la gag – ball, ma non ti bendo. Voglio che tieni la faccia sul materasso, non devi vedere. Lo farò con la cintura di cuoio che ti piace tanto, quella che usi per tenere su i jeans, larga e rigida”, mi disse lei. Senza attendere risposta si chinò su di me per baciarmi, tenendomi per i capelli, e sentii che aveva le labbra asciutte e bollenti. Avrei voluto dirle ancora che la amavo, che ero pronta, che ero completamente sua; non feci in tempo, con misurata brutalità mi imbavagliò spingendo ben dentro la gag – ball.

“Sei pronta”, disse. La faccia sul letto, gli occhi chiusi, cercai di regolare il mio respiro in quell’istante tremendo in cui sai che stai per sentire dolore e non puoi evitarlo. Lei era stata una  mistress e sapevo che era in grado di farmi molto male. Per amore, mi dissi, lo fai per amore, e lo fa per amore anche lei, e cercai di rilassare i muscoli.

E invece del morso del cuoio sulle natiche sentii quello più gentile dei suoi denti, la carezza umida e piena di promesse della sua lingua, e la gag – ball soffocò appena il mio gemito, un misto di piacere e di sorpresa, e poi non riuscì più ad impedire che chiamassi il suo nome quando solo con la lingua mi portò, legata com’ero, al piacere più forte e più dolce.

Mi lasciò a lungo, dopo, legata ed imbavagliata, per continuare ad accarezzarmi. Alla fine mi ordinò di alzare la testa e guardarla, e mi disse che quando sarei stata pronta si sarebbe messa, come me nelle sue, nelle mie mani: “Prova anche a fare quello che all’ultimo istante ti passa per la testa”, mi disse, “e guarda, ho ancora in mano la cinghia, credevo che davvero l’avrei fatto, quello che ti avevo promesso”.

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