Carta pesante, e non solo

di cristinadellamore

“E quella roba cosa sarebbe”? Può sembrare brusco, ma lei sorrideva e mi accarezzava con lo sguardo mentre me lo chiedeva.

Io le ho risposto che mi stavo preparando per un impegno di lavoro, e “quella roba” era un fagotto di carta alto cinque centimetri, malamente rilegato con punti metallici.

“Stasera hai diritto alla scrivania ed al bicchiere di whisky con ghiaccio, allora. Ci penso io”.

E’ stata di parola, ha sgombrato la vecchia scrivania di legno scuro delle sue carte, ha portato via il suo netbook ed ha tirato fuori una polverosa bottiglia di Chivas.

“Se preferisci, niente ghiaccio e Lagavulin, naturalmente”.

No, grazie, fa ancora caldo, e il Lagavulin vorrei berlo direttamente dalle sue labbra, lo abbiamo fatto una volta, lei ne prendeva un sorsetto e poi mi baciava, ed era magnifico; ma stasera devo lavorare.

“Io mi metterò qui in un angolo, non ti disturberò”.

Ho abbassato la testa sui fogli, e sono riuscita a restare concentrata per cinque minuti. Poi, ho sentito fortissimo il suo odore ed ho avuto la mia solita reazione, come una mano che mi stringe dolcemente lo stomaco, ma dall’interno.

“Sono qui accanto a te, ma tu lavora pure, non distrarti”.

 

Non sono riuscita a tenere gli occhi sulle pagine stampate fitte. Era davvero accanto a me, nuda, in ginocchio, e reggeva delicatamente il bicchiere basso e largo in cui il ghiaccio tintinnava allegramente.

“Io non mi muoverò finché non avrai finito, amore. Lo sai che posso farlo, fallo anche tu. Dopo sarà ancora più bello”.

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