Sulla piazza della città

di cristinadellamore

Festa del Santo Patrono: nel piccolo centro significa il palco in piazza per l’esibizione di una vecchia gloria, bancarelle con modesti giocattoli, esposizione di ancor più modeste scarpe, zucchero filato, dolciumi dei quali si è perso il ricordo (chi di voi ha mai assaggiato le carrube?), e finalmente i luccicanti e moderni camion bar.

Ci siamo dirette lì, eleganti ma non troppo, vicine ma non troppo, attraversando una piccola folla di facce già viste. Lei salutava ed io facevo come lei, in fondo qui sono ancora una straniera, in qualche modo.

Per solennizzare la circostanza, cosa di meglio di un rustico panino con la salsiccia ed di una birra gelata?

Ma anche qui è arrivata la globalizzazione e si fa sentire il terzo millennio: un signore in felpa rossa e cappellino bianco stava preparando le crepes alla nutella. Non se ne può fare a meno, una circostanza del genere.

Bene, io quando mangio una cosa del genere, per quanto possa stare attenta, mi ritrovo alla fine con un bel paio di baffi marroni.

E allora lei si è avvicinata, mi ha abbracciata e mi ha baciata sulla bocca, lì, in mezzo alla gente che la conosce da quando è nata.

“Non si poteva sprecare quel ben di dio”, mi ha detto un attimo dopo essersi staccata da me, con il fiato un po’ corto e gli che le brillavano, “e non abbiamo un altro tovagliolo”.

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