La notte che bruciammo il rosso

di cristinadellamore

Non è un paese per donne, dice sempre lei. Purtroppo ha ragione.

Una volta tornavamo da una serata con amici, pizza e cinema di venerdì sera, poi baci e abbracci, e via sulla moto per tornare a casa dal centro.

Non era tardissimo e non percorrevamo neanche una strada buia in un quartiere malfamato, ma una arteria di comunicazione trafficata ed illuminata. A distanza regolare, e approfittando delle pensiline delle fermate degli autobus, ragazze bionde e brune aspettavano i clienti, ed io mi strinsi più forte a lei, che avevo sentito irrigidirsi.

Ci fermammo ad un semaforo rosso, ed io la sentii fremere di impazienza. Poi sentii il fischio dei freni ed una orribile musica con una eccessiva qualità del suono: un’utilitaria si era fermata accanto a noi, con quattro ragazzoni a bordo.

Uno di loro abbassò il finestrino, la musica esplose ancora più forte ed io contrassi i muscoli delle cosce per stringere il sellino: la conoscevo abbastanza per sapere cosa avrebbe fatto.

Il ragazzotto sporse la testa e cominciò a gridare quelli che credeva complimenti e lei fece quello che mi aspettavo. Partimmo di scatto, lasciandoli con un palmo di naso, e tirammo dritte fino a casa ignorando semafori e limiti di velocità.

“Adesso aspettiamo la multa”, mi disse quando ci eravamo infilate nel garage ed il cancello automatico si era chiuso alle nostre spalle.

Mi resi conto che tremava ed un po’ tremavo anch’io. Io non avevo avuto paura, ero invece e incredibilmente eccitata; non feci in tempo a confessarlo.

“Correre così mi ha fatto venire un gran voglia”, mi disse, “a te va”?

In piedi, contro la porta di casa che avevamo fatto appena in tempo a chiudere, le strinsi le gambe attorno alla vita e mi appesi al suo collo, come con un uomo.

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