Lo spezzatino

di cristinadellamore

Ci sono giorni nei quali va davvero tutto storto. Vi è sicuramente capitato, tipo non sentite la sveglia, scivolate sotto la doccia e sbattete il ginocchio, è finito il caffè ed il giorno prima non ve ne siete accorte, il paio di calze nuove che più che smagliarsi si disintegra mentre cercate di infilarlo, il telefonino che ha la batteria scarica ed aspettate una chiamata importante.

Già una sola di queste disavventure basta a rovinare la giornata, figuratevi inanellarle in rapida successione più o meno tutte.

In realtà la giornata storta era cominciata la mattina precedente: lei era partita e sarebbe rimasta fuori per lavoro, ed io mi ero aggirata senza uno scopo, una volta tornata a casa, fino ad accovacciarmi in un angolo del divano con un suo foulard tra le mani; c’era ancora una traccia del suo profumo, in qualche modo mi sembrava di abbracciare lei, e avevo dormito così.

E adesso, zoppicando per il ginocchio gonfio, sacramentando perché non avevo avuto il tempo di fare colazione, avevo dovuto lasciar perdere quella gonna tanto carina, un po’ corta e stretta e mi ero infilata un paio di pantaloni che mi stava malissimo, avevo superato la seconda giornata senza di lei e non mi restava che contare le poche ore che mi separavano dal suo abbraccio.

Mi accorsi che avevo fame e che potevo utilmente passare quel tempo in cucina, per farle trovare uno dei suoi piatti preferiti.

Tra dispensa e frigo c”era tutto il necessario per preparare uno spezzatino alla birra e mi misi all’opera, ignorando i segnali di pericoli che mi erano arrivati quella mattina: si sa, una pensa che più di un certo numero di disastri quotidiani non possano capitare.

E invece sì: mi tagliai affettando la cipolla, mi bruciai col manico della pentola e mi rovesciai sulla gonna che avevo finalmente indossato tralasciando le calze (ed anche le mutandine, come piace a lei) mezzo barattolo di senape.

Alla fine ero sudata, spettinata, sporca e sfiduciata, e dovevo ancora preparare la tavola e mettere in fresco l’aperitivo che avrei voluto farle trovare una volta che avesse aperto la porta di casa.

Poi sentii la serratura scattare, le corsi incontro e la abbracciai, lì in piedi nell’ingresso.  Lei aveva ancora in mano le chiavi e le lasciò cadere sul pavimento per ricambiare l’abbraccio. In un istante la mia gonna seguì le chiavi e noi seguimmo la gonna, ed io mi lasciai andare alle sue carezze che come sempre mi stordivano.

Lo spezzatino, dimenticato sul fuoco, continuò la sua cottura. Alla fine lo mangiammo, un po’ bruciacchiato e troppo asciutto, ma ci sembrò meraviglioso.

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